29.12.25

INCHIESTA “DOMINO”: ACCUSE BASATE SU FONTI ISRAELIANE

IL CRED AVVISA: ELEMENTI PROBATORI RACCOLTI DURANTE CONFLITTI DA UNA PARTE NON TERZA, ACCUSATA DI GENOCIDIO, SONO INCOMPATIBILI CON UN PROCESSO EQUO.


Pur ammettendo che attività benefiche nascondessero finanziamenti diretti alle attività militari di Hamas, attribuiti ad Hannoun e altri nell’inchiesta “Domino”, i rapporti economico-militari con un governo accusato di genocidio restano comunque più gravi, oltre che illegali. Eppure ricevono molta meno attenzione dai media che vanno per la maggiore e suscitano molto meno clamore nell'opinione pubblica italiana.

Inoltre, bisognerebbe anche cercare di capire fino a che punto le informazioni israeliane, finite nell’inchiesta che identifica il presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia come il vertice della presunta "cellula terroristica", influenzino o vizino il procedimento giudiziario e l'essenza stessa della democrazia.

Hannoun mentre parla ripreso dal basso. Si nota un frammento dei sottotitoli del video che recita: "Io sono contro la violenza, da qualsiasi parte provenga".
Mohammad Hannoun immortalato in un video dell'Associazione dei Palestinesi in Italia.

Se pure si ammettessero i finanziamenti diretti alle attività militari di Hamas, attribuiti a Mohammad Hannoun e ad altre persone nell’inchiesta “Domino”, che sarebbero stati celati dietro raccolte fondi benefiche, oltre alla presenza di una “cellula” italiana del discutibile movimento politico e di resistenza militare palestinese, resterebbe comunque un fatto: sono molto più gravi, e illegali, i rapporti economico-militari con un governo accusato di genocidio. Questo perché il diritto internazionale vieta qualunque rapporto del genere anche quando è solo plausibile che ci sia un genocidio in corso, plausibilità e sospetto che sono stati messi nero su bianco due anni fa all’Aja.

Ma la legge si rispetta, o si fa finta di rispettarla, solo quando conviene. La deontologia giornalistica impone di specificare e chiarire sempre quando delle persone sono semplicemente indagate, e quando sono considerate innocenti, e cioè fino a quando non c’è una sentenza definitiva (e non è detto che sia quella di primo grado). Naturalmente, ci sono dei comportamenti, soprattutto quelli adottati da chi ha responsabilità di governo, rilevanti da un punto di vista politico ma non punibili penalmente. In quei casi si invoca la presunzione di innocenza, glissando su delle pratiche di gestione della cosa pubblica criminali, anche se per la giustizia non sono considerate tali. Oppure sono considerate criminali, ma magari si riesce addirittura a cambiare il sistema legale a colpi legislativi con i propri avvocati che fanno le leggi in parlamento. Oppure, più semplicemente, si corrompe un giudice o si sfrutta qualche cavillo per sfuggire alle proprie responsabilità.

Nel caso di Hannoun, come da copione mediatico, la presunzione di innocenza è praticamente svanita dalla stampa mainstream, con pochissime eccezioni che cercano di entrare nel merito dell’inchiesta. E proveremo a farlo brevemente fra poche righe, anche se non è lo scopo fondamentale di questo pseudo-editoriale: la cosa più importante è troncare ogni rapporto con uno dei peggiori stati-canaglia e terroristici della storia per fermare un ciclo di violenza che è andato avanti per troppo tempo. 

14.12.25

OMAR BARGHOUTI: UNITEVI SU DIRITTI UMANI E DIRITTO INTERNAZIONALE

INTERVISTA AL CO-FONDATORE DEL BDS


Omar Barghouti è seduto con le mani incrociate. Ha lo sguardo serio e indossa una kufiah verde oliva.


Ci dovrebbe essere unità sui diritti umani basilari e sul diritto internazionale’ nonostante le differenze ideologiche e politiche, e ognuno deve fare la sua parte ‘nella sua sfera di influenza relativa’ per fermare il genocidio e il regime di apartheid in Palestina: questi i concetti che restano scolpiti nella nostre coscienze dopo che abbiamo intervistato Omar Barghouti, co-fondatore del BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), movimento di resistenza non violenta nato nel 2005 in Palestina. Ispirato alla lotta contro l’apartheid sudafricano, il suo scopo è troncare rapporti militari, economici e culturali con istituzioni e aziende coinvolte nelle violazioni dei diritti del popolo palestinese.

OMAR BARGHOUTI: UNITE ON BASIC HUMAN RIGHTS AND INTERNATIONAL LAW

INTERVIEW WITH THE BDS CO-FOUNDER

[    Articolo in italiano a questo link]

On the right, Omar Barghouti while sitting with the hands clasped and a serious look. He is dressed casual and wears a green olive kufiah. At the center the inscription: "UNITE ON BASIC HUMAN RIGHTS AND INTERNATIONAL LAW. INTERVIEW WITH OMAR BARGHOUTI, BDS CO-FOUNDER".


There should be unity on basic human rights and international lawdespite political and ideological differences, and everyone must do their partin their sphere of relative influence’ to stop the genocide and the apartheid regime in Palestine: these are the concepts etched in our conscience after we interviewed Omar Barghouti, co-founder of the BDS (Boycott, Divestment and Sanctions), a non-violent resistance movement born in 2005 in Palestine, inspired by the struggle against South African apartheid. Its goal is ending military, economic and cultural ties with institutions and companies involved in the violations of Palestinian human rights.

13.12.25

PROCESSO PER UGO RUSSO BLOCCATO “DE FACTO”

Su un muro pieno di scritte e "tags" si vedono due cartelli e uno striscione: sui primi c'è il volto di ugo e la scritta "il processo è scomparso?". Sullo striscione la stessa scritta, preceduta da "Ugo Russo", scritto in rosso e con caratteri più grandi.


Da quasi un anno il processo che vede imputato il carabiniere per omicidio volontario aggravato è sospeso, lo denuncia il “
Comitato Verità e Giustizia per Ugo Russo” che, insieme alla cittadinanza, ha tappezzato il centro storico di Napoli con lenzuoli e cartelli. Al centro del procedimento c’è il momento esatto in cui sono stati esplosi i colpi fatali: dopo la fuga di Ugo, o mentre la pistola giocattolo era puntata alla testa del carabiniere fuori servizio? Le scritte “6 anni senza giustizia” e “Il processo è scomparso?” sono argomentate nel comunicato stampa che segue: