6.8.22

Svezia e Finlandia consegneranno dissidenti alla Turchia?





Su Fanrivista inauguriamo una serie di articoli intitolati “Come va a finire?!”. In questo primo post ci domandiamo se Svezia e Finlandia acconsentiranno alle richieste di espulsioni e di estradizioni di residenti e cittadini verso la Turchia, che minaccia nuovamente di porre il suo veto alla loro entrata nella NATO

Cosa c’è scritto nel memorandum firmato dai tre stati? Chi sono le più di 70 persone di cui la Turchia chiede l’estradizione e l’espulsione, e che considera terroristi? La politica della "porta aperta" della NATO riuscirà a contenere le mire espansioniste di Putin o gli fornirà soltanto un ulteriore pretesto? Quali sono le reali alternative per chi "non sta né con Putin né con la NATO"?

 Come andrà a finire?! #ComeVaAfinire #ComeAndràAfinire







Dagli “omini verdi” al memorandum trilaterale

Lo scoppio della guerra sull’intero territorio dell’Ucraina ha accelerato il processo di adesione alla NATO da parte degli ultimi due paesi scandinavi che non ne fanno ancora parte e che confinano con la Russia: Svezia e Finlandia infatti, già dall’annessione della Crimea del 2014 attuata dagli “omini verdi” dell’”Orso” russo, cominciavano a valutare la prospettiva di porre fine alla loro politica neutrale.

Pochi giorni fa anche l’Italia ne ha approvato l’adesione, ma tra gli ultimi dei 30 paesi membri dell’Alleanza atlantica che si appresterebbero a farlo in tempi record, l’ostacolo principale è rappresentato dalla Turchia: il paese con il secondo esercito più numeroso del Patto atlantico.

Durante il vertice NATO di Madrid del 28 Giugno è stato siglato un memorandum (a questo link si trova il testo completo sul sito della NATO) trilaterale: le richieste della Turchia per ritirare il diritto di veto all’entrata nell’alleanza riguardano l’export di armi (limitato o interrotto da diversi paesi europei a seguito delle operazioni militari turche in Siria nel 2019) e la cooperazione contro organizzazioni ritenute terroriste da Ankara con la conseguente espulsione o estradizione dei presunti “terroristi”.

Infatti si stabilisce che i due paesi nordici condannano <<senza ambiguità tutte le organizzazioni terroristiche che commettono attacchi contro la Turchia, ed esprime la più profonda solidarietà con la Turchia e con le famiglie delle vittime>> e che quindi <<non supporteranno>> PKK (acronimo del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, organizzazione che molte istituzioni considerano terrorista mentre altri la ritengono una “parte in un conflitto armato”), YPG/PYD (acronimi rispettivamente delle Unità di Protezione Popolare e del  Partito dell’Unione Democratica nel nord della Siria), e FETO (il movimento democratico-islamista di Fethullah Gulen bollato dal presidente-autocrate Erdogan come Organizzazione del Terrore Gulenista che starebbe dietro al fallito tentativo di colpo di stato del 2016) implementando strategie anti-terrorismo e ostacolando anche le attività (incluse le proteste che <<incitano alla violenza contro la Turchia>>) di altri gruppi a essi <<affiliati o da loro ispirati>>. Non è di secondaria importanza notare che la Commissione Europea ha ribadito che solo la prima delle organizzazioni menzionate è definita come terrorista dall’UE.

La lista “di proscrizione”





Stando a quanto si legge in una notizia della BBC che riporta le intenzioni del governo turco, la sola Svezia <<avrebbe promesso a Erdogan di estradare 73 “terroristi” e ne avrebbe inviati già 3 o 4>>. 

3.8.22

L'editoria anarchica in Italia: i periodici

Per la rubrica "Esami Infiniti" di questa prima rovente settimana d'agosto 2022, pubblichiamo il terzo capitolo (e terza “puntata scritta”) di una tesi di laurea sull’editoria anarchica e libertaria in Italia.

Nella prima puntata si presentava un’iper-concisa storia del movimento anarchico in Italia intrecciata a uno stringatissimo viaggio in quella del panorama editoriale italiano; vi si trovano anche delle nozioni molto basilari su terrorismo e sull’uso politico della violenza (contestualizzato rispetto all’anarchismo e considerando che gran parte della “galassia anarchica” si configura, almeno sul versante delle pubblicazioni, in maniera “insurrezionale”).

Nella seconda si trattava delle case editrici e dei vari “editori, formali o meno, e più o meno autoprodotti, a partire dalla fine dell’800: queste pubblicazioni possono essere definite “di nicchia” e sono all’interno di un’altra nicchia, quella delle autorpoduzioni “pure” e degli editori semi-independenti che pubblicano “poco” dal punto di vista quantitativo…

Oggi ci occupiamo dei periodici cartacei, ma non mancano riferimenti alla storia del movimento anarchico, alle tensioni all’interno del mondo antagonista e alle diverse declinazioni dell’idea libertaria: partendo dal settimanale fondato da Errico Malatesta, “Umanità Nova”, si arriverà alle zine” del principale riferimento umano della galassia insurrezionale, Alfredo Maria Bonanno. Suo predecessore, dal punto di vista della cosiddetta “propaganda del fatto” oltre che editoriale, è stato sicuramente Luigi Galleani con la sua “Cronaca Sovversiva”. Insieme alle sue colonne veniva pubblicato un opuscolo, dal titolo “La salute è in voi”: altro non era che un manuale per confezionare “polpette anarchiche”, pietanze metaforiche farcite di reali esplosivi. Un refuso, poi corretto, consistente nella sostituzione del carattere “i” con quello della “l”, sarebbe anche costato la morte di diversi attentatori o il non funzionamento degli ordigni... Il titolo si ritrova anche nella frase conclusiva del testamento di Sacco e Vanzetti, i due noti italiani detenuti ingiustamente per sette anni prima di essere condannati a morte in un processo farsa, a seguito di un arresto il cui vero obiettivo sarebbe stato Mario Buda, sospettato di essere un infiltrato. Le ultime parole scritte del calzolaio pugliese e del pescivendolo piemontese ci restituiscono la loro dimensione e militanza politica, lontana da quella “agiografica”… E vicina all’insurrezionalismo! La loro morte ingiusta (e tale sarebbe stata anche se loro fossero stati colpevoli della rapina di cui venivano accusati) continua a generare una rabbia, un sentimento provocato anche dalla morte di altri due militanti molto più vicini a noi dal punto di vista cronologico: Maria Soledad Rosas ed Edoardo Massari, detti “Sole e Baleno” (morti  ufficialmente entrambi per suicidio, il primo in carcere di Baleno e poco tempo dopo quello di Sole presso la comunità cui era stata affidata).



31.7.22

Pride alternativi e “queer”: un elenco non definitivo

Dopo l’articolo sulle riflessioni scaturite dal Pakkianata Pride, un LGBTQIAPK+ pride alternativo, pubblichiamo un post aggiornabile con un elenco modificabile di pride alternativi.


Immagine di Emmie Norfolk da Pixabay

In molte città si tengono i cosiddetti gay pride, manifestazioni e cortei che traggono origine dalle rivolte di Stonewall: 53 anni fa i locali gay negli Stati Uniti erano illegali, così come il vestirsi con abiti del sesso opposto. Per questo molti gay-bar finivano per essere gestiti dalla criminalità organizzata ed erano presi di mira dalle forze di polizia, intente a schedare i pericolosi elementi “anormali” e “riottosi”. Per questo nel 1969 dopo un blitz della polizia nel bar Stonewall Inn la miccia dei tumulti si accese originando le manifestazioni che si tengono ancora oggi in tutto il Mondo.

Oltre all' "onda" di pride “classici” e “istituzionalizzati”, organizzati e supportati da diverse associazioni (tra cui ovviamente i diversi circoli di Arcigay, sindacati, VIP del mondo dello spettacolo, enti pubblici, fondazioni, imprese locali e multinazionali) si sono sviluppate manifestazioni e collettiv3 alternativ3 critiche verso i primi, costituite da frange più radicali, politicizzate e “queer” (ossia chi rifugge da specifiche definizioni di genere).

Tra le note di biasimo principali ritroviamo il concetto di rainbow-washing, cioè della pratica di marketing consistente nel pubblicizzare “prodotti-arcobaleno” finalizzata a “conquistare” la fiducia (e l’annesso settore di mercato o elettorale) della comunità LGBTQ+, mentre in concreto si finanzierebbero anche altre realtà come quelle anti-abortiste. Questa pratica sembra essere indicativa di come il “mercato” e varie istituzioni siano riusciti ad appropriarsi delle istanze delle minoranze sessuali e di genere, svuotandole dell’originaria carica rivoluzionaria, incrementando la dimensione dello “spettacolo” ai pride e dunque banalizzandole.


Nell'articolo sulla Pakkianata Pride si parla brevemente delle sponsorizzazioni della Coca Cola, partendo da una dichiarazione dei/delle manifestanti di Assembramentah

30.7.22

Un milione di alberi di cannabis e venti anni di “berlusconismo”

Le elezioni si avvicinano contestualmente alle promesse “milionarie” di Silvio Berlusconi. Tra le tante quella di piantare almeno un milione di alberi all’anno.

Non ero ancora adolescente quando Internet potevano permetterselo in pochi, Youtube e Facebook sarebbero nati solo quattro anni dopo, i telefonini assomigliavano a dei cordless, i computerini palmari li vedevi solo in qualche "americanata" filmica e la televisione era il principale mezzo di comunicazione di massa. La coscienza politica del millennial che scrive queste righe si sarebbe delineata con precisione solo vent’anni dopo, ma già propendeva per “sinistre” simpatie.


23.7.22

Riflessioni post-AssembramentAH, un Pride “alternativo”.



Più che un resoconto sulla manifestazione "Pakkianata Pride" (che si è tenuta due settimane fa a Napoli), un Pride alternativo, in questo post si esprimono varie riflessioni e opinioni su storia e rivendicazioni della comunità LGBTQ+, discriminazione, sessualità e concetto di osceno, sparate omolesbobitransfobiche, 1312, sull’arma a doppio taglio chiamata rabbia, sull’amore e sul manifestare militante in generale (questo è il primo corteo cui partecipiamo come singoli/e/o/a di Fanrivista) generate dalla partecipazione a ess#, in accordo con la linea editoriale atipica di quest’autoproduzione giornalistica.

Inoltre si chiarisce che non siamo portavoce delle/degli organizzatrici/ori dell’evento e che abbiamo deciso liberamente di parteciparvi. L’eventAH è stato seguito e partecipato da un nostro auto-inviato più o meno speciale, Pruno, una parodia vivente di un’altra parodia teatrale-giornalistica, che però quando scrive è serissimo, anche quando è ironico e sperimentale… Lasciamogli la parola scritta, sperando che tra le sue improbabili e decontestualizzate citazioni POeLItiche, i riferimenti storici trattati con poco rigore, le atipiche teorie sociali e le stravaganti digressioni pseudo-filosofiche, troviate qualcosa di utile; e grazie anticipatamente per il vostro tempo, la vostra attenzione e, lo speriamo, per un vostro contributo a dibattere e riflettere su quanto esposto…





PAKKIANATA PRIDE: un Pride alternativo e non istituzionalizzato

Quest’anno non sono riuscito a recarmi al Pride napoletano, città in cui risiedo, il cui nome completo è “Mediterranean Pride of Naples (sottotitolo “e che burdello”), che si è tenuto il 2 Luglio.

Però avevo sentito che ce ne era un altro, a distanza di una settimana, “non istituzionalizzato”… Così ho colto l’occasione per partecipare a una sorta di “Contro-Pride” (si specifica fin da subito che il “contro” è ovviamente rivolto al Pride “ortodosso” e più longevo, non alla comunità LGBTQ+ e ad altre collettvità-individualità pesantemente discriminate e che “sfilano” per legittimare la loro identità).

Le Gay Pride parade (letteralmente “parate dell’orgoglio gay”, una “fierezza” contrapposta alla vergogna marginalizzante imposta o indotta da alcuni settori della società), note originariamente anche come “Marce di liberazione Gay” nella prima fase post-’68, o semplicemente Pride (definizione più inclusiva comprendente non solo un tipo di preferenza di genere e anche altre identità di genere dello “spettro arcobalenico”) sono delle manifestazioni, delle parate tendenzialmente molto colorate (anche in senso letterale) e tese a mettere in mostra aspetti della propria identità e sessualità normalmente repressi, e a rivendicare le istanze della comunità LGBTQ+ e non solo…





Oltre a queste specifiche discriminazioni e le corrispondenti battaglie infatti, a conferma che le diverse lotte e le rispettive stigmatizzazioni sono “intersezionate”, le/gli organizzatorici/ori della “Pakkianata Pride”, noti/e/o/a come “Assembramentah” si definisce/ono una <<collettiva di favolosità che rifiuta le imposizioni della ciseteronormatività e del patriarcato>> che lotta <<ogni giorno contro omolesbobitransfobia, razzismo, abilismo, ageismo, puttanofobia, misoginia e violenza di e del genere>>. Se ho ben capito l’appuntamento con la “frocessione di Querichette” è  arrivato alla terza edizione, e le assemblee preparatorie si sono tenute allo SKA. Una delle critiche che ritengo sia più importante fatte al pride “classico” è la sponsorizzazione da parte di diversi enti, aziende e multinazionali, tra cui spicca quella della Coca Cola.



9.7.22

Definizione di Meme: un archetipo personalizzabile, parodistico e virale

Per la rubrica Define proponiamo, in questa “edizione notturna”, un brevissimo pezzo sulla definizione di Meme scritto dal nostro Linguista Dilettante.



Salve a tutt#+, mi chiamo Linguista Dilettante, e stanotte propongo una definizione di MEME.

Sul vocabolario online Treccani, nella sezione dedicata ai neologismi,  leggiamo che un “meme” è un <<singolo elemento di una cultura o di un sistema di comportamento, replicabile e trasmissibile

8.7.22

Come abolire il carcere?

O come tendere il più possibile verso l’abolizione/riduzione della detenzione in una società ideale (partendo dalle politiche sugli stupefacenti)?

A nessuna richiesta dal pubblico di Fanrivista, per la rubrica Valvola oggi proponiamo questo pezzo in cui scriviamo di restrizione fisica/carcere/privazione della libertà, di abolizionismo, riduzionismo e di tentativi o tensioni di avvicinamento a una società ideale, dedicandoci alla teorizzazione della detenzione (o non-detenzione) in essa, un tema tra tanti da immaginare per un mondo che pensiamo sarebbe migliore.



Non lo facciamo tramite la discussione di visioni complesse o studi accademici, principalmente perché non li abbiamo svolti e non abbiamo competenze formali, ma partendo da esempi, eventi e dati concreti… Tuttavia questo post penso sia definibile come di socio-antropologia, politica e filosofia morale “spicciole”. Cerca di rispondere alla tipica domanda, posta a quelli che si definiscono “abolizionisti”, ossia a quelle persone che lottano per abolire l’istituzione carceraria, credendo in una completa eliminazione del sistema carcerario (in questo caso potremmo parlare di “abolizionisti puri”) o in una sua riduzione radicale (e quindi dei cosiddetti “riduzionisti” che vedono nel carcere una extrema ratio cui ricorrere in pochi casi)  : <<ma se non ci sono le carceri, dove mettiamo assassini e stupratori, per esempio?!>>.

Partendo da uno spunto scaturito da un episodio di una serie Netflix arriveremo a parlare di cosa potremmo/dovremmo fare da subito per avvicinarci a una visione “Ideale”, e in questo frangente anche “Concreta”, di un pianeta senza carcere, arrivando a toccare il tema-tabù degli stupefacenti visto da “sinistra”.

UNA SERIE DOCUMENTARISTICA/REALITY SHOW SULLE PEGGIORI CARCERI DEL GLOBO

4.7.22

Report dal Crack! 2022: un’esondazione di arte libera e un’edizione dirompente!

Ecco a tutti, a tutte e al tutto l’autoproduzione giornalistica in forma di cronaca atipica sul festival underground di autoproduzioni grafiche, visive, sonore, performative ed editoriali più travolgente di tutti i pianeti e di tutte le dimensioni parallele e fuori asse spazio-temporale a me note, nonché il più longevo e partecipato d’Italia e (che io sappia) del resto del Pianeta!

Nel post troverete foto fatte male, interviste strampalate (a causa dell’intervistatore, massimo rispetto per gli/le intervistat*) e frammenti di “giornalismo” tipico mixati a toni informali caratteristici delle “zine”, uno dei caratteri ibridi e “publishing fluid” di questa fanza/testata: questo perché il nostro inviato poco speciale e l’intera redazione è precaria e perché si impiegano tutte le nostre energie sul contenuto “scritto”, quello per cui pensiamo di essere almeno mediocri. Andiamo a vedere, leggere e ascoltare cosa ha combinato il nostro svogliato e disordinato Cronista Autogestito/Autoprodotto: buona lettura, ma se non avete voglia di leggere questo articolo per intero non vi biasimo e quindi, almeno, buona sfogliata/scrollata di questo post!



CRACK! 2022 – VUDU

Nei giorni roventi tra il 23 e il 26 Giugno si è tenuta la diciassettesima (o diciottesima) edizione del Crack!, edizione  che definisco dirompente per diversi motivi… Il primo è ovviamente un richiamo al sottotitolo ufficiale del festival che, dopo una prima edizione nel 2003 quando ancora si chiamava solo “Celle aperte”, recita per l’appunto: “fumetti dirompenti”. Il nome deriva da una citazione del fumettista Hugo Pratt: la rappresentazione in lettere del suono di un ramo che si rompe si trasforma in uno sparo nel deserto, un forte suono che rompe il silenzio dell’apatia politica ed è un richiamo a distanza per autori indipendenti (la spiegazione dell’origine del nome insieme a una ricchissima intervista a Valerio Bindi , anima del Forte Prenestino e dell’evento, l’ho trovata sul sito tsquirt).

22.6.22

La definizione dei “social”: i social media e i social network sono la stessa cosa?

Si parla spesso dei social media e dei social network (o semplicemente dei social): questo breve post della rubrica Define tenta di fare chiarezza sull’aspetto semantico di queste espressioni. Infine si distinguono sei categorie diverse di “social”.

 


RETI SOCIALI ONLINE E OFFLINE

I termini “social network” e “social media” sono spesso usati in maniera indistinta, insieme a quello che li ingloba e che sembra affermarsi negli ultimi anni, ossia, semplicemente: “social”. Per avere un’idea della confusione, o quantomeno commistione dei due concetti, basta notare che l’enciclopedia online Treccani, a oggi, contiene la sola voce “social network”, mentre “social media” ricorre solo in alcuni esempi del vocabolario Treccani e in una pagina della sezione “Atlante” (sezione in cui si trovano due elenchi dove per esempio Twitter viene incluso tra i “social media” anche se si può benissimo considerare come un network sociale[1]). Esiste anche una voce dedicata ai “media sociali” (risalente al 2013 e inserite nella categoria “Lessico del XXI Secolo”) che include ogni tecnologia e <<strumenti dell’informazione e della comunicazione volti a creare, scambiare e condividere su Internet contenuti multimediali quali testi, immagini, video e audio>>, e dunque anche web TV, giornali e perfino il sistema operativo open source Linux [2]

Su Wikipedia, alla voce italiana “social media”, le due espressioni venivano usate come sinonimi e infatti c’era scritto[3]: <<Social Media o Social Network, è un’espressione generica che indica tecnologie e pratiche in rete (…) per condividere contenuti (…)>>, e alla voce “Rete sociale” si parla di social media come <<la versione di Internet delle reti sociali>>. Riassumendo si può affermare che esiste una definizione sociologica di “rete sociale” [4] dalla quale deriva quella riferita alle reti sociali virtuali e ai media che ne permettono la creazione e che sono oggetto di condivisione

Entrambe le espressioni possono essere usate come sinonimi oppure per enfatizzare l’aspetto del “medium” usato o della “rete” che si viene a creare. 

Secondo una diffusissima definizione di due studiosi (illustrata nel prossimo paragrafo) i siti dei social network (ossia i social più comuni come Instagram, Twitter e Facebook) rappresentano solo un tipo di social media… 

Inoltre, a mio avviso, è importante tenere conto del fatto che alcuni social potrebbero presentare caratteri ibridi della seguente classificazione.





SEI TIPI DI SOCIAL MEDIA

Secondo la classificazione di Andreas Kaplan e Michael Haenlein i “social networking sites” rappresentano una di sei categorie di social media: consistono in applicazioni con dei profili incentrati soprattutto su informazioni personali, con ogni tipo di contenuto possibile, dalle foto ai file, e con la possibilità di invitare terzi (di solito colleghi o amici) e inviare messaggi istantanei o email. Di questi il più famoso è probabilmente Facebook.

Una seconda categoria è quella dei “collaborative projects”, forse <<la manifestazione più democratica di UGC[5]>> dato che permette la creazione di contenuti da parte degli stessi utenti finali, alla quale appartengono i siti wiki e le applicazioni di “social bookmarking” ossia raccolte di link.

Poi ci sono i già menzionati blog, definiti dai due studiosi come la prima forma di social media, grazie alla possibilità dei commenti.

Un altro tipo di “social” sono i “Content Communities” il cui scopo principale è quello di condividere un tipo principale di contenuti, e quindi video nel caso di Youtube o presentazioni nel caso di Slideshare. La loro caratteristica è quella di non richiedere la creazione di un profilo personale oppure, se richiesto, di solito contiene solo informazioni basilari.

Gli ultimi due tipi di social media secondo questa classificazione sono i “virtual game worlds” e i “virtual social worlds”, dei mondi tridimensionali con avatar personalizzabili in cui interagire insieme ad altri utenti: i primi, come World of Warcraft, sono dei “Role Play Game” (detti più precisamente MMORPG che sta per “massively multiplayer online RPG”) in cui si agisce secondo regole e scopi precisi. I secondi, come Second Life, pur essendo simili ai primi non hanno delle regole particolari da seguire e tendono a riprodurre una vita che ricalca quella reale. Per questo sono definiti anche semplicemente come “virtual worlds”. Il caso del videogioco Minecraft rappresenta un ibrido dei due tipi di mondi virtuali, oltre che un esempio di “realtà ibrida”: nato come gioco online, oggi fornisce anche ambienti virtuali utili all’apprendimento e addirittura una biblioteca virtuale per ospitare testi censurati in svariati paesi (almeno fin quando i rispettivi governi non vieteranno il “gioco” del tutto).

Questa breve descrizione dei tipi e delle definizioni dei “social” è tratta da una tesina per un esame di informatica sulla scrittura collaborativa, pubblicata integralmente sul sito di un filologo del web e aggiornata per la pubblicazione su questa Fanzina/Rivista. C'è qualcosa che non è chiaro?! Sentite il bisogno di aggiungere qualcosa o fare delle correzioni?! Usate i commenti qui sotto oppure comunicatelo "socialmente" sui social che vi hanno portato su questa pagina... Grazie!




[1] http://www.treccani.it/magazine/atlante/scelti_nel_web/socialmedia/mainArea.html Questa pagina, adesso non più raggiungibile, è ancora disponibile al seguente indirizzo https://web.archive.org/web/20200220232035/http://www.treccani.it/magazine/atlante/scelti_nel_web/socialmedia/mainArea.html

[2] La definizione di “media sociali” fornita dall’enciclopedia, a mio avviso, sembra essere troppo ampia e generica, in quanto adatta a tutti i tipi di media “non tradizionali”, in particolare a quelli che permettono il contributo dei fruitori e la scrittura collaborativa. Inoltre al suo interno si trova una frase tronca: <<Si distinguono dai media tradizionali (per es. la televisione) per il modo di condividere e diffondere le informazioni, non più di tipo passivamente unidirezionale ma con la partecipazione attiva degli utenti, che da fruitori diventano anche editori, sulla base dei principi del PARTE DELLA FRASE TAGLIATA –NDA- .>> https://www.treccani.it/enciclopedia/media-sociali_%28Lessico-del-XXI-Secolo%29/ url consultata il 22/06/2022

[3] Qui si trova la pagina di Wikipedia come si presentava a Luglio del 2020 https://web.archive.org/web/20200731181436/https://it.wikipedia.org/wiki/Social_media : adesso la pagina è cambiata

[4]  http://www.treccani.it/vocabolario/social-network_%28Neologismi%29/ << In sociologia, gruppo di persone legate tra di loro da fattori sociali e culturali condivisi, studiato in particolare nell’ambito di ricerche antropologiche sull’interculturalità.>>

[5] Acronimo di User Generated Content (Contenuto Generato dagli Utenti)


Se i contenuti che hai trovato tra queste pagine digitali ti sono stati in qualche maniera utili sostienici condividendoli tramite passaparola, via "social-media alternativi” (o per meglio dire sul "Fediverso") o anche seguendoci sui “social asociali” (se non hai deciso di boicottarli del tutto i link si trovano sotto). 

Realtà editoriali come questa fanzina/rivista tendono a essere penalizzate dalle logiche di mercato, dagli algoritmi e da chi li programma, per questo è fondamentale il tuo sostegno! 

Per qualunque critica, apprezzamento, richiesta, proposta o commento: puoi usare il modulo dei commenti qui sotto, mandarci una mail o tramite messaggio/tag sugli altri canali (no piccioni viaggiatori: siamo contro lo sfruttamento di altri essere senzienti).

21.6.22

L’editoria anarchica in Italia: case editrici tradizionali e sigle editoriali informali

Per la rubrica di “Esami Infiniti” oggi parliamo di case editrici “anarchiche”, ovvero delle sigle editoriali della galassia “libertarianeggiante”. In un precedente post di post di questa rubrica era stato pubblicato il primo capitolo di una tesi sull’ editoria libertaria italiana: si presentava un’iper-concisa storia del movimento anarchico in Italia intrecciata a uno stringatissimo viaggio in quella del panorama editoriale italiano; vi si trovano anche delle nozioni molto basilari su terrorismo e uso politico della violenza (uso contestualizzato anche rispetto all’anarchismo e considerando che gran parte della “galassia anarchica” si configura, almeno sul versante delle pubblicazioni, in maniera “insurrezionale”).

Nel secondo capitolo della tesi, proposto in questo post, si tratta dei vari “editori”, formali o meno, e più o meno autoprodotti, a partire dalla fine dell’800: queste pubblicazioni possono essere definite “di nicchia” e sono all’interno di un’altra nicchia, quella delle autoproduzioni “pure” e degli editori semi-independenti che pubblicano “poco” dal punto di vista quantitativo…

Prossimamente si pubblicheranno altri due capitoli della tesi, che si occupano rispettivamente dei periodici cartacei e delle pubblicazioni online.



Banchetto con pubblicazioni anarchiche

(immagine tratta dal sito malacoda.noblogs.org)



20.6.22

Ascoltare video YouTube in background: due procedure diverse con Chrome

State cercando una maniera di ascoltare dei video di YouTube in background (cioè mentre svolgete altre attività sul vostro telefonino o a schermo spento)?! In questo primo post della rubrica TrikTèk e nel video collegato vi spiego come si può fare usando il browser di "Big G" (e quindi Google Chrome, ma anche Brave, dato che entrambi si basano su Chromium,) sugli smartphone con sistema operativo Android. Specifichiamo che con un browser come Mozzilla Firefox il problema non si pone, essendo la funzione di ascolto dei video in background attiva in automatico (perlomeno sui dispostivi che abbiamo attualmente testato).

Nel video collegato a questo post si illustrano due procedure: una è più immediata, l'altra è leggermente più macchinosa ma sembra essere l'unica per i telefonini più datati (la differenza consiste nel continuare la navigazione nel browser prima di uscire da esso)... Sembra troppo difficile a leggersi?! Allora guardate il video, è molto più semplice di quello che sembra!).








La prima procedura (quella più immediata) è nota almeno da circa 5 anni: viene spiegata in questo video di Fanpage. Dato che sul mio vecchio telefono quella non funzionava ho deciso di fare quest'altro video spiegando la seconda maniera (altrimenti sarebbe stato inutile, la linea editoriale di questa "fanzina generalista" non prevede il ripetere cose già dette per scrivere più "parole" e riempire pagine con lo scopo di vendere più pubblicità, finendo per alimentare l'overloading informativo).

16.6.22

“Il” Buddha grasso e sorridente oppure “un” “semplice” budda?!

Nel post della rubrica di fact-checking di quest'oggi ci occupiamo del cosiddetto "Buddha grasso" o "Buddha felice".

Perché, nell’iconografia buddhista, Buddha talvolta è rappresentato come un uomo sovrappeso e sorridente, mentre altre volte è magro?!

In estrema sintesi: perché l’uomo sorridente e grasso non è il” buddha storico (personaggio storico, fondatore del buddismo, con il nome “all’anagrafe” di Siddhārtha Gautama). 

14.6.22

La scienza e l’infinito

Il post che segue è stato scritto molti anni fa da un professore di matematica, quando la parola “post” ancora non diceva nulla ai più. Nasce dal suo “tormento” sull’impossibilità umana di comprendere le ragioni prime e ultime dell’esistenza, ed esprime il concetto secondo cui si può “razionalmente” tendere sempre di più (e infinitamente) verso “la Verità” senza però raggiungerla: il “sentimento” è uno strumento che potrebbe penetrare la radice intima delle cose, mentre il “razionale” (semanticamente, ma forse non logicamente opposto) sembra gettare luce solo sulla loro superficie.


La percezione dell’infinito è cosa antica nel sentire degli uomini. Per il poeta è sensazione vaga e indefinita che suscita l’immaginazione e fa subentrare il fantastico al reale. Per l’uomo di scienza è felice intuizione di ciò che non ha limiti di numero, di spazio e di tempo, che si palesa alla mente nella difficile e faticosa impresa della conoscenza degli intimi segreti dell’universo.

Lasciamo immaginare al poeta <<gli spazi interminabili e i sovrumani silenzi>> per dire qui, quando e come il pensiero, percorrendo gli ardui sentieri della scienza, riesce a captare l’infinito.

9.6.22

Impressioni da “Raise Your Zine” e l'importanza di "fare rete"!

Fanrivista ha mandato il suo inviato non speciale allo spazio Piave, dove dal 3 al 5 Giugno si è tenuta la prima edizione di Raise Your Zine, festival di “zine”, photobook , arti visive e sonore imperniato sulla fotografia, nonché prima “call for artist” organizzata da TheDocks insieme a Il Varco Srls e a Passepartout Photo Prize. Il “festivalino” non è stata una mera esposizione di lavori, ma un’importante occasione per “fare rete” tra artisti, fotografi, curatori ed editori: quando ci si pone al di fuori dall’editoria mainstream ogni evento del genere assume un’importanza cruciale sia per “promuoversi” a vicenda, sia per ideare e sperimentare nuove pratiche creative e di vita.


L’associazione di promozione sociale The Docks, attiva nel campo delle arti visive e della fotografia, sostiene progetti editoriali ed è <<un contenitore creativo polifunzionale con vista sui binari>> immerso nella giungla urbana del quartiere Soccavo di Napoli.


Non è stato possibile seguire degnamente tutte le presentazioni, le zine e le autoproduzioni presenti, per la scarsità di “risorse” sia umane e disumane di cui questa fanza/rivista (che attualmente è nei fatti una one-person zine) dispone: anche se gli espositori si contavano sulle dita di due mani, la tre giorni è stata densa di immagini con cui rifarsi gli occhi, spunti di riflessione sul mondo delle autoproduzioni, su questioni storiche, artistiche ed editoriali. Per questo il nostro Cronista Autogestito ha cercato di fare del suo meglio, focalizzandosi (forse un po’ egoisticamente) su alcune “impressioni” (non solo fotografiche) che hanno colpito particolarmente i suoi occhi, e hanno attraversato in entrata e in uscita il filtro della sua mente, e che si connettono a più ampie vedute sul mondo delle autoproduzioni proprie di Fanrivista.



1.6.22

Report dal UE' UNDERGROUND ECCETERA: autoproduttori e autoconsumatori si incontrano (e si sovrappongono)

Questo post è un resoconto del festival di autoproduzioni indipendenti UE’ 2022: nella prima parte si fa un breve punto su questo tipo di festival in generale; nella seconda si recensiscono le presentazioni avvenute nella tre giorni con alcuni concetti pregni di implicazioni politiche, sociali e artistiche, che spaziano dalla lotta di classe alle sperimentazioni anarco-narrative; analoghe considerazioni si trovano nella parte conclusiva, in cui si fa un “tour” virtuale tra i banchetti con tante foto e alcune video interviste. Spero lo troviate utile oltre che un bel ricordo dello UE’ di quest’anno. Buona lettura, visione e ascolto!

I FESTIVAL DELLE AUTOPRODUZIONI: SPERIMENTARE E REALIZZARE UN’ALTERNATIVA AL MERCATO

La sperimentazione di pratiche autogestionarie e mutualistiche sganciate dalla logica del mercato selvaggio e dell’accumulazione finalizzata a sé stessa, il riuscire a “fare rete” tra “artivisti” e attivisti, la promozione di opere che non troverebbero spazio nei circuiti mainstream, il contatto senza intermediazione con l’artista di un’opera, i momenti di convivialità e confronto: sono gli intenti e gli obiettivi cruciali dei cosiddetti festival delle autoproduzioni, tra cui c’è il UE’ Underground Eccetera.