10.11.22

Cronaca rosa-giudiziaria tragicomica e “Putinismo” “rosso-bruno” post-nazifascista

I processi e le “devianze” dell’ex-premier, l’inchiesta sui finanziamenti russi alla Lega e le teorie sulla sostituzione etnica mutuate da Hitler (sostenute da chi ci governa), le casse di Vodka e di Lambrusco, la guerra in Ucraina e i foreign-fighter neo-fascisti (ma anche "di sinistra"), il gas russo e quello algerino, il lettone di Putin e la “propaganda LGBT” dei servizi “deviati”. 


Trattiamo questi argomenti nel lunghissimo editoriale “strampalato” e “impasticciato” che segue (editoriale con caratteri ibridi dell’inchiesta giornalistica su fonti aperte), coprendo un arco temporale che va da “Tangentopoli” al conflitto in Ucraina passando per “Moscopoli”.




Il foto-collage di "Skietto" che include alcune immagini che accompagnano questo maxi-post: tre foto tra le migliaia di scatti nella residenza sarda di Berlusconi del reporter Antonello Zappadu e diffuse originariamente da "El Pais" nel 2009 (che hanno fatto il giro del Mondo e al centro di diverse vicende giudiziarie) con al centro l'ex premier ceco Topolanek; sullo sfondo, in basso, uno screenshot del sito di Giorgia Meloni; in basso a destra Berlusconi, Bush e Putin durante gli accordi di Pratica di Mare e un opuscolo dal titolo "da Pontida a Mosca"; più sopra i due esponenti del Coordinamento solidale per il Donbass accolti dal governatore di una delle due repubbliche autoproclamate; infine ci sono tre simboli "nazi-comunisti": in alto a sinistra e a coprire il pene di Topolanek i simboli del Partito Nazional Bolscevico, mentre sulla destra c'è il simbolo di "L'Altra Russia".


Con il ritorno di Berlusconi in parlamento purtroppo dobbiamo tornare a parlare di “gossip”, o meglio di “pseudo-gossip”, di pettegolezzi tragicomici collegati a serie vicende giudiziarie e politiche… Malvolentieri, invece di pensare a risolvere problemi come quello dei cambiamenti climatici, torniamo ad occuparcene. Molti di questi “pettegolezzi”, legati all’”amico Putin”, non possono non ritornare alla mente e alla ribalta delle cronache dopo la diffusione degli audio in cui Berlusconi (aka “Mr B.” o semplicemente “B.”) narrava della sua profonda amicizia con l’autocrate. Parliamo di ciò nella prima parte di questo pseudo-editoriale travagliato” sul “nuovo” governo che vi apprestate a leggere…

Ma andiamo per ordine spiegando la suddivisione di questo “saggio”-editoriale-inchiesta:

iniziamo con una premessa metodologica, politica e medialmente-critica sul confine tra gossip tragicomico e vicende di “travagliata” cronaca politica/giudiziarianonché su subdole tecniche di propaganda...

Passiamo poi ai processi e alla storia politica di Silvio, intonando “purtroppo Silvio c’è”, e dunque parodiando la canzoncina che diventò virale molti anni prima dell’esistenza dei social network e del “meme” specifico della Meloni (quello che, sulle note di una musica trash da giostra recita: “io sono Giorgia, sono una madre, sono cristiana ecc.”). Spieghiamo anche come il processo Ruby si intreccia con le vicende della nuova premier che, sostanzialmente, ammise di stare con B. solo per opportunismo politicoInoltre parliamo anche delle teorie complottiste riguardanti i “servizi LGBT deviati” e il perfido e surrettizio “piano di sostituzione etnica” a danno della civiltà giudaico-cristiana europea (tanta roba!).

Dopo uno sforzo intellettuale, per comprendere le magagne legali di B. e lo spirito “tribolato” di questo maxi-post, passiamo a parlare dei famosi audio in cui si intuisce che a Berlusconi e Putin piace bere alcoled entrando nella strettissima attualità relativamente all’eterna questione dei gasdotti dai tempi di Craxi a oggi, passando per le proteste di Euromaidan.

Infine sintetizziamo la vicenda dei presunti finanziamenti alla Lega dalla Russia (nota anche come Moscopoli, Russiagate e scandalo Metropol ) sfiorando l’intricata vicenda degli estremisti di destra diventati “foreign-fighters” pro-Putin per “de-nazificare” l’Ucrainavicenda in cui l’appartenenza politica e i concetti di “destra e sinistra” sfumano nella tonalità “rossobruna”, con divisioni sul supporto a Putin o all’Ucraina all’interno della stessa estrema destra e con la partecipazione al conflitto di milizie di sinistra.

Tutto all’insegna della tragicomicità e con un sforzo rigoristico per la narrazione di eventi storici e di cronaca giudiziaria: questo è un articolo lunghissimo (speriamo che almeno una singola persona lo legga per intero, valutiamo di pagarla per leggerlo!!! -scherzo-) per cui se non riuscite a leggerlo tutto d’un fiato salvate la pagina tra i preferiti e ritornateci, magari leggendo un paragrafone alla volta: se volete saperne di più sulle teorie del complotto portate avanti da chi ci governa in questi giorni, se volete piangere, riflettere e ridere amaramente sui rapporti tra la Meloni e Berlusconi, tra la Lega e il nazismo (seriamente!), se siete nostalgici del “ventennio” Berlusconiano (il tempo effettivo in cui è stato in carica come premier è di quasi dieci anni) perché ci siete cresciuti dentro (come me) o se fate parte delle generazioni dopo i millennial e volete saperne di più, non potete perdervelo, non ve ne pentirete lo prometto! Se poi questa promessa, alla fine della lettura, non sarà stata mantenuta, e se non sarete giunti alla fine dell’articolone con <<viva e vibrante soddisfazione>> (cit. di Giorgio Napolitano) e con mesta consapevolezza sulla situazione politica, allora non tornate più sulle pagine di questa fanza/rivista, mettente DIS-like, abbassate pollici all’ingiù, UN-followateci sui social e licenzieremo l’Editorialista Travagliato che ha scritto questo pezzo (che tra l’altro non abbiamo “assunto” perché si auto-gestisce e si auto-sfrutta, quindi c’è poco da perdere...). 


BUONA LETTURA, LOVE!




Le “Travagliate” storie di Gossip “tragicomico” e i motivi per cui ci si dimette sugli altri pianeti

Il <<liberal-montanelliano>> Marco Travaglio è probabilmente il giornalista che più, e meglio, si occupato di Silvio Berlusconi e delle sue vicende giudiziarie: pur non stimando le idee politiche del fondatore de “Il Fatto Quotidiano” penso sia indubbio riconoscere il suo valore di cronista giudiziario e, perciò, la prima parte di questo lunghissimo pseudo-editoriale in un certo senso lo “omaggia”.

18.9.22

Percentuale di vittime civili delle guerre nel Mondo e fake-news "a fin di bene"

La fake news "a fin di bene" del 90% di vittime civili, la definizione di civile e la violenza strutturale, ossia l'ineguaglianza e i soprusi alla base di tutte le guerre 





Spesso viene riportata la statistica della percentuale delle vittime civili delle guerre, quantificata nel 90%. In questo post si cerca di verificarla. Spieghiamo infatti che la diffusione di questo dato, stando agli studi che citiamo di seguito, sembra essere una cosiddetta “fake news a fin di bene”. Infine, dopo aver chiarito alcune questioni metodologiche come la definizione stessa di civile e di conflitto, chi scrive quest'articolo spiega perché conoscere la percentuale esatta delle vittime civili non è la principale questione da un punto di vista etico-teorico

Questo è il primo post della rubrica “Dati Parziali”, ma è incluso anche in quella denominata “Chekka il Fatto”, dato che proviamo a verificare l’esattezza di questo dato, e in quella pseudo-enciclopedica “Define”, siccome proviamo a spiegare (seppur sbrigativamente) chi è considerato “civile” in una guerra (prossimamente ci dedicheremo anche alla definizione stessa di “guerra”, per quest’ultima rubrica).

 


LA PERCENTUALE MEDIA DELLE VITTIME CIVILI NEGLI SCORSI TRE SECOLI SI AGGIREREBBE INTORNO AL 50%

Spesso, quando ci si occupa di guerre e conflitti, si sente parlare di un dato: il 90 percento delle vittime delle guerre sono civili, sono persone che non indossano una divisa e non collaborano direttamente alle operazioni militari imbracciando delle armi.

Il dato si ritrova, per esempio, nella trascrizione di un incontro dell’ONU dello scorso Maggio, dove si specifica che questa percentuale si raggiunge <<quando si usano armi esplosive in aree popolate>>.

Gino Strada, fondatore di Emergency  ha ripetuto più volte questo dato, e nel 2015 scriveva: <<Alcuni anni fa, a Kabul, ho esaminato le cartelle cliniche di circa 1200 pazienti per scoprire che meno del 10% erano presumibilmente dei militari. Nel secolo scorso, la percentuale di civili morti aveva fatto registrare un forte incremento passando dal 15% circa nella prima guerra mondiale a oltre il 60% nella seconda. E nei 160 e più “conflitti rilevanti” che il pianeta ha vissuto dopo la fine della seconda guerra mondiale, con un costo di oltre 25 milioni di vite umane, la percentuale di vittime civili si aggirava costantemente intorno al 90% del totale, livello del tutto simile a quello riscontrato nel conflitto afgano.>>.



Screenshot della pagina di Emergency in cui Gino Strada parla del 90% di vittime civili




Anche chi scrive questo post ha cominciato a ragionare sulla proporzione delle vittime di un conflitto dopo aver sentito le parole di Strada in un evento dal titolo “La Guerra è il mio Nemico” (evento recensito nella rubrica RecenTips)

Alla voce "Civilian casualty ratio" (rapporto vittime civili e militari) dell’edizione in inglese di Wikipedia si spiega che questo dato comincia a essere menzionato a partire dagli anni ’80 e ripetuto in pubblicazioni accademiche almeno fino al 2014. Un esempio dell’uso di questo dato in ambito accademico lo troviamo anche in questo video del prof. Eduardo Missoni della Bocconi.





Sempre alla stessa voce di Wikipedia si spiega che, mediamente, secondo la stima fatta da William Eckhardt –professore di diritto statunitense, avvocato ed ex ufficiale militare- <<metà delle morti causate dalla guerra si verificano tra i civili, e di queste solo alcune sono riconducibili alle carestie associate alla guerra. La quota percentuale di morti civili e militari collegate alle guerre resta all’incirca intorno al 50% per tutti i secoli>>.

Il saggio in cui si trova questo dato, e da cui è estratta la tabella (in foto), si intitola “Civilian Deaths in Wartime” (morti tra i civili in tempo di guerra) e risale al 1989: la stima totale delle morti in guerra avvenute nel secolo scorso, fino al 1987, ammontava a 85 milioni e mezzo di vittime. Si hanno dati specifici della proporzione di vittime civili e militari  per 79 milioni di quelle morti, ed è del 50%: una vittima su due era un civile. Un’altra tendenza riscontrabile è l’aumento di conflitti in relazione a quello della popolazione mondiale (numero degli abitanti totali che nella tabella e nello studio considerati si riferisce alla metà del secolo studiato).



Tabella dello studio di William Eckhardt




LA GENERALIZZAZIONE DEL “9 SU 10” (OSSIA DEL 90% DI VITTIME CIVILI): UNA FAKE NEWS "A FIN DI BENE"

12.9.22

A Bordo! 2022, il primo festival di Mediterranea Saving Humans APS

Il proibizionismo dell’immigrazione, il memorandum Italia-Libia, le migrazioni “di serie B” e i respingimenti in Grecia


Su uno sfondo cartaceo il disegno della nave "Mare Jonio" con tanti strumenti musicali. Tra le varie scritte il motto "prima si salva poi si discute!".



La scorsa settimana a Napoli si è tenuto "A Bordo!", il primo festival di Mediterranea Saving Humans APS, <<la piattaforma di realtà della società civile>> che con la sua <<azione non governativa>> di <<disobbedienza morale>> -verso le politiche che criminalizzano le migrazioni- e <<obbedienza civile>> -alle norme che salvaguardano i diritti umani- salva persone nel Mediterraneo centrale, anche documentando e denunciando le precondizioni e i risultati dei “viaggi della speranza”. Presente in mare dal 2018, dall’inizio del conflitto in Ucraina è operativa anche “via terra” con delle carovane che portano assistenza medica e beni di prima necessità, e riportano indietro persone vulnerabili.




Purtroppo siamo riusciti a seguire solo l’ultima parte del festival (dati i nostri umili mezzi e anche perché siamo venuti a conoscenza del festival tardi) e abbiamo comunque sentito il dovere di “scendere in piazza”: Sabato 3 c’è stato un breve corteo seguito da un “flash-mob”, di circa due ore, di fronte alla Prefettura partenopea contro gli accordi Italia-Libia, seguito dall’ultimo dibattito e dal concerto conclusivo.

Nelle righe che seguono troverete alcuni spunti emersi dalla manifestazione e, in particolare, ci soffermiamo sul memorandum d’intesa italo-libico, sui cosiddetti “migranti di serie B”, su una denuncia fatta contro i respingimenti delle autorità greche e diversi riferimenti a questioni più generiche, come il proibizionismo delle migrazioni.

Troverete anche un video girato male, ma che contiene un audio sufficientemente comprensibile di tutti gli interventi rivolti davanti l’ufficio del Governo. Inoltre trovate anche i collegamenti alle dirette-video di altri eventi del festival postati da Mediterranea e da Refugees in Libya sulle loro pagine Facebook, come il dibattito conclusivo del festival.

Ma partiamo dalla ragione principale della manifestazione di fronte alla Prefettura: gli accordi sottoscritti dal governo libico e da quello italiano nel 2017.


La manifestazione parte dal Maschio Angioino. Si nota l'entrata del castello.


 

L'ufficio del governo e un cartello con scritto: "migrare è un diritto".

IL MEMORANDUM ITALIA-LIBIA

Il memorandum d’intesa, firmato dall’allora presidente italiano Gentiloni e dall’ex presidente libico Fayez al-Sarraj nel 2017, sancisce la cooperazione tra i due paesi <<per affrontare tutte le sfide che si ripercuotono negativamente sulla pace, la sicurezza e la stabilità nella regione del Mediterraneo>>, ossia  <<nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di essere umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere>>, nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, formalmente…


Lapidi e croci di carte su un telo blu.

Di fatto si affida il controllo della migrazione, e quindi della frontiera, alla sedicente Guardia costiera libica (ritenuta connivente con gli stessi trafficanti) e al governo che regola i centri di detenzione (centri ufficiali e non) dove avvengono dei veri e propri crimini contro l’umanità, che vanno dalla riduzione in schiavitù allo stupro, passando per l’omicidio, ed evitando il soccorso in mare cui saremmo vincolati giuridicamente… Ma anche non immaginando e applicando altre misure che potrebbero porre fine ai “viaggi della speranza”, iniziando dall’apertura di corridoi umanitari per arrivare a una più utopica fine del proibizionismo delle migrazioni (desiderabile da chi scrive quest’articolo).

27.8.22

Svezia e Finlandia nella Nato: Aggiornamento del 27/08/2022. In autunno riprenderanno i colloqui del tavolo trilaterale.

Tre settimane fa abbiamo cominciato a seguire le richieste della Turchia fatte a Svezia e Finlandia per concedere il via libera alla loro entrata nella NATO. In particolare ci chiedevamo se alla fine avrebbero estradato o espulso diverse persone e dissidenti che la Turchia considera terroristi, e per questo abbiamo contrassegnato questa serie di articoli con le domande-hashtag #ComeVaAfinire #ComeAndràAfinire?!




LA LISTA DI PROSCRIZIONE TURCA

Tra le più di 70 persone di cui la Turchia ha richiesto la “consegna” alcuni sarebbero connessi al PKK, partito comunista curdo che alcune istituzioni considerano ufficialmente terrorista (mentre c’è una sentenza belga che la definisce come una parte di un conflitto armato) ed è da circa 40 anni in lotta con la Turchia. Recentemente sembra essersi distanziato dall’idea indipendentista di uno stato-nazione curdo -sulla scia del cambio di paradigma del suo fondatore, Abdullah Ocalan- dirigendosi verso quella confederalista del municipalismo libertario.

Ma Ankara ha richiesto, nel primo incontro al summit NATO di Madrid tenutosi a fine Giugno, piena collaborazione anche contro altre organizzazioni che reputa terroriste, ma non ritenute tali da altre istituzioni a differenza del PKK (con cui ci sono delle connessioni politiche e strutturali, così come esistono dei dissidi “interni”), ossia il PYD (Partito dell’Unione Democratica siriano) e il suo braccio militare YPG/YPJ (le Unità di protezione popolare) che, all’interno delle Forze Democratiche Siriane, hanno contribuito alla lotta contro il sedicente Stato Islamico.

Infine nella “lista di proscrizione” presentata dalla Turchia c’è anche FETO (Fethullahist Terrorist Organisation), nome attribuito al movimento “demo-islamico” e nazionalista capitanato da Fethullah Gulen. In passato era un “amico” del “sultano” Erodgan, oggi invece quest’ultimo lo ritiene responsabile del fallito golpe nel 2016 (alcuni pensano invece addirittura che Erdogan si sia fatto il golpe da solo, come pretesto per aumentare la sua strategia autoritaria), e alcuni pensano pure che avrebbe contrastato i negoziati di pace con i curdi che Erdogan e l’ex capo dei servizi segreti Fidan stavano portando avanti nel 2012.



DUE PERSONE PRONTE A ESSERE ESTRADATE

23.8.22

Sacco, Vanzetti e lotta armata: un ricordo non “agiografico”

Novantacinque anni fa venivano barbaramente giustiziati due migranti anarchici italiani negli Stati Uniti. Si chiamavano Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco. Cinquanta anni dopo la loro esecuzione venivano ufficialmente riconosciuti come innocenti. La narrazione della loro vicenda è spesso distorta in senso agiografico e non restituisce la complessità della “dimensione anarchica” in cui vivevano, oltre che della scelta che si trova di fronte a molti militanti: la via della lotta armata (si chiarisce subito che, chi scrive quest’articolo, ritiene la violenza fisica un’estrema ratio che bisogna cercare di evitare in tutti i modi). Infatti, pochissimi parlano del titolo dell’opuscolo che spiega come fabbricare bombe ed è connesso alla loro vicenda, essendo la frase-appello del loro testamento spirituale: “La Salute è in voi”…


Sullo sfondo Sacco e Vanzetti. In alto a sinistra la copertina del volume "La salute è in voi". In basso la prima pagina de "La Protesta Umana".

Tra le pagine elettroniche della rubrica “Esami Infiniti” si è parlato di Sacco e Vanzetti in una tesi di laurea sull’editoria libertaria italiana.

In particolare se ne parla nel capitolo dello scritto dedicato ai periodici anarchici. Non è un caso: la vicenda del calzolaio pugliese e del pescivendolo piemontese si intreccia con quella di un gruppo anarchico che ruota intorno al periodico Cronaca Sovversiva, diretto da Luigi Galleani.



La Salute è in voi: un manuale per fabbricare bombe e l’appello finale dei condannati a morte

21.8.22

La guerra è il mio nemico

Nel primo articolo della rubrica RecenTips vi segnaliamo e facciamo una recensione di due eventi, visibili su YouTube e promossi da Emergency, sulla guerra. Li abbiamo scoperti partendo da una frase di Gino Strada postata sui social dalla ONG a un anno dalla sua scomparsa.


 

 

<<L’antidoto alla guerra sta nella costruzione dei diritti umani>>: è la frase pubblicata dopo un anno senza Gino Strada, chirurgo di guerra e fondatore della ONG Emergency, che presta servizi medico-chirurgici a vittime di guerra e povertà. È passato anche quasi un anno dalla riconquista dei talebani dell’Afghanistan, e alle decine di conflitti armati del pianeta si è aggiunto quello ucraino ovviamente (anche se si potrebbe datare come iniziato nel 2014, anno in cui è stata invasa la Crimea).

La “frase-slogan” è tratta da un evento dedicato a studenti delle superiori,  tenutosi nel 2018, dal titolo “La guerra è il mio nemico. Volume 2” e moderato da Camila Raznovich. Abbiamo visionato anche la prima edizione dell’incontro annuale che si è tenuto di fronte a circa 20.000 studenti collegati in diretta. Negli ultimi anni il consueto appuntamento ha cambiato titolo.

L'intento era cercare delle risposte a questioni relative alla guerra: <<si può evitare una guerra? I governi possono scegliere di non bombardare o uccidere? L’impegno delle persone comuni può ostacolare la costante corsa alla guerra?>>. Come ricordava il fondatore di Emergency è molto difficile dare delle risposte sintetiche a questioni così complesse, e proprio per questo dobbiamo cominciare a parlarne e a rifletterci su…





La “normalità” della guerra

Un concetto emerso dalle parole delle prime due relatrici dell’edizione del 2108 riguarda la dimensione della guerra percepita come “normale” da chi nasce o vive da molti anni in essa.

20.8.22

Svezia e Finlandia nella NATO: Aggiornamento del 20/08/2022. Pronta nuova estradizione dalla Svezia.

Continuiamo a seguire la vicenda delle richieste di estradizioni ed espulsioni fatte dalla Turchia a Svezia e Finlandia, condizione posta da Ankara (insieme alla fine dell’embargo per l’esportazioni di armi) per non imporre il veto all’entrata dei due paesi nella NATO.





Due settimane fa abbiamo iniziato una serie di articoli contrassegnati dall’hashtag #ComeVaAfinire #ComeAndràAfinire interrogandoci sulla consegna di dissidenti (terroristi secondo il governo dell’autocrate Erdogan).

La settimana scorsa invece abbiamo postato due aggiornamenti sulla prima estradizione: si tratta di una persona detenuta in Svezia da Dicembre 2021 e presente nella “lista di proscrizione” inviata dalla Turchia e pubblicata (sembra parzialmente) da diversi media turchi.

Di oggi la notizia che un’altra persona starebbe per essere estradata, mentre la comunità curda e i suoi sostenitori hanno lanciato una campagna per liberarlo dal centro di detenzione, usando anche gli hashtag

#FreedomforZınarMehmetBozkurt #stopDeportingZinarBozkurt



Un’altra persona pronta per essere estradata dalla Svezia

18.8.22

Come recuperare un sito cancellato, offline, modificato o chiuso? Quattro soluzioni

In questo post della rubrica TrikTèk e nel video collegato spieghiamo come recuperare un sito cancellato, chiuso, che non è più online o che è stato modificato (per esempio a seguito dell’acquisto del dominio da parte di qualcun altro), o almeno alcune pagine di esso usando due servizi online e, come terzo metodo, combinandoli insieme (o ricavando url da altre fonti). Un quarto metodo, più ovvio ma meno efficace, potrebbe essere quello di usare la cache dei motori di ricerca…





Un giorno un amico con un certo rammarico mi dice: “curavo un sito web ma poi non me ne sono occupato più e il dominio è stato comprato da altri”. Allora gli ho chiesto subito se aveva provato a usare “The  Way Back Machine”, una macchina del tempo del web che, dopo aver inserito uno specifico indirizzo, ci mostra diverse versioni della stessa pagina “fotografate” in momenti diversi.

Attingendo dal linguaggio della filologia possiamo definirlo un archivio di varianti temporali” di una specifica pagina.

1) Partiamo dunque dal primo metodo: prendete l’url della pagina principale (o di una pagina specifica) e incollatelo nella buca di ricerca della Way Back Machine. Se la pagina è stata archiviata una sola volta vedrete uno "snapshot" (una foto) della pagina. Invece, se è stata archiviata più volte vedrete una “timeline” in alto, ossia una riga che mostra le versioni della pagina archiviate suddivise per anni. 

Dopo aver cliccato sull’anno in cui la pagina è stata scansionata apparirà, sotto, un calendario con le date specifiche in cui sono avvenute le scansioni. Se non siete in possesso di altri indirizzi url oltre a quello della homepage da inserire direttamente potete provare “navigando” a ritroso, e quindi cliccando sui link che trovate nella homepage, oppure digitando nella barra degli indirizzi del vostro browser web.archive.org/*/www.nomediunsito.com/* , ottenendo così tutte le pagine scansionate di quel sito.

14.8.22

Soldi e potere

Pubblichiamo oggi, per lo spazio virtuale chiamato Valvola, un aforisma su soldi e potere.




13.8.22

Svezia e Finlandia nella NATO: Aggiornamento del 13/08/2022

Una settimana fa ci eravamo occupati delle richieste fatte dalla Turchia a Svezia e Finlandia per non opporre il suo veto alla loro entrata nella NATO, interrogandoci su come sarebbe andata a finire con le richieste di estradizioni ed espulsioni di diversi dissidenti e ricercati, bollati come “terroristi” da Ankara (motivo per cui abbiamo contrassegnato questi post con gli hashtag #ComeVaAfinire #ComeAndràAfinire).

Ieri avevamo dato conto del fatto che almeno un’estradizione è pronta. Oggi possiamo spiegare altri particolari della vicenda.





12.8.22

Svezia, Finlandia e NATO. Aggiornamento: un'estradizione verso la Turchia pronta

La scorsa settimana abbiamo inaugurato una serie di post intitolati “Come va a finire?”, in cui seguiamo l’evoluzione di alcuni eventi per capire, per l’appunto, “Come andrà a finire”… 








Ci eravamo occupati della volontà di Svezia e Finlandia di entrare nella NATO (cominciata a palesarsi sin dall’invasione russa della Crimea nel 2014) e delle condizioni poste dalla Turchia: consentire un maggiore export di armi e la consegna di più di 70 persone considerati come “terroristi” da Ankara. In questo breve post rendiamo conto di alcuni aggiornamenti: almeno una persona è pronta per essere estradata verso la Turchia, ma il ministero della giustizia svedese non ha specificato se era tra quelli specificamente indicati dopo l’accordo di Madrid.

La dichiarazione perentoria del ministro degli esteri turco

Sono ancora 7 i paesi che devono ratificare l’entrata di Svezia e Finlandia nella NATO, tra questi la Turchia rappresenta l’ostacolo principale. Nell’articolo di una settimana fa avevamo parlato della “lista di proscrizione” consegnata ai due paesi scandinavi dopo il memorandum trilaterale siglato a Madrid a Giugno, accordo che mette alla prova l’essenza stesse delle due democrazie.

Diverse testate internazionali riportano la dichiarazione del ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu (in foto a sinistra), a proposito: <<Vogliamo conoscere perché la strada necessaria all’entrata non è stata intrapresa. Non c’è fretta per noi. Naturalmente abbiamo fretta per il problema del terrorismo, ma alla fine sono loro i paesi che vogliono diventare membri della NATO>>, e che farebbero salire il numero dei membri del Patto atlantico a 32. Anche le proteste di alcuni curdi a Stoccolma, poche settimane fa, sono state bollate come “propaganda terrorista”.

Come avevamo spiegato, i contorni dell’accordo sembrano sfocati al punto da poter essere in qualche modo “aggirati” dai due paesi scandinavi che, stando a quanto riportava una testata turca, avrebbero rassicurato dissidenti, rifugiati e persone ricercate dalla Turchia, anche grazie a una serie di requisiti legali legati al processo di estradizione.

Nello specifico il paese guidato dall’autocrate Erdogan vuole ottenere l’espulsione e l’estradizione di membri (o presunti tali) del PKK, del PYD/YPG e di FETO; le prime tre sigle sono collegate alla lotta partigiana curda, mentre l’ultima al movimento gulenista; ricordiamo anche questa volta che solo la prima sigla, ossia quella che indica il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, è ancora considerata ufficialmente come terrorista da diversi organismi e stati, cosa che a nostro avviso costituisce comunque una conferma della pretestuosità della richiesta turca.

Almeno una persona è pronta per essere estradata in Turchia

7.8.22

L’editoria anarchica italiana: piattaforme online, siti libertari e autogestiti

Pubblichiamo oggi, per la rubrica Esami Infiniti, il quarto capitolo di una tesi di laurea dal titolo “L’editoria libertaria italiana: dalla frammentazione della galassia anarchica all’omologazione insurrezionale”. Il richiamo a una certa uniformità dei contenuti delle frange più rabbiose, antiorganizzatrici, nichiliste e violente della galassia anarchica è strettamente connesso a una serie di contenuti (a volte “copiati e incollati”, tradotti o riprodotti secondo logiche di content syndication) presenti online.

Questo penultimo capitolo contiene un lavoro di ricerca e catalogazione online delle infrastrutture web e dei siti online dell’universo libertario. Questa “bozza” di catalogazione è ferma al Marzo del 2021, e quindi è potenzialmente arricchibile anche grazie alle vostre preziose segnalazioni: non è un caso che questa testata/zina vuole abbattere il confine tra "produttori/trici" e "consumatori/trici" di contenuti (su come farlo più nello specifico se ne parla nepost di presentazione del progetto, che è anche un saggio breve informale su autoproduzioni e media alternativi) e per questo l'aiuto della collettività è fondamentale!

Nella prima parte di questo capitolo si parla delle piattaforme anarchiche e autogestite online: partendo dal collettivo “Autistici e Inventati” si fanno delle considerazioni su possibili risvolti negativi degli strumenti a tutela della privacy online. 

Si passa poi a parlare di ECN (European Counter Network), il primo provider “antagonista” europeo, di Indymedia (noto media center), di Anarcopedia (una Wikipedia anarchica) e di altri esperimenti simili, di Ainfos (agenzia stampa anarchica) e di Rivoluzione Anarchica (un aggregatore di notizie automatizzato). 

Nella terza parte del capitolo si parla dei siti dedicati all’ambito insurrezionale e prodotti specificamente da questo ambiente: l’ultima sezione (paragrafo 4,3,4) è dedicata a quelli che ho definito di “propaganda non spicciola” perché si distaccano, contenutisticamente, dall’omologazione richiamata nel titolo della tesi.

 Infine, per concludere la parte di ricerca, c’è una sitografia con altri siti web così divisa: nella prima parte ci sono i siti web propriamente “insurrezionali”, poi quella che contiene siti di soggetti politici “definiti” (come associazioni e collettivi), quella dei comunisti anarchici e dei sindacati di base e libertari, quella dedicata ad altri singoli e collettivi e, infine, quella degli anarcocapitalisti (di cui si parla più nello specifico nel capitolo conclusivo che sarà pubblicato a breve).






NELLE PRECEDENTI "PUNTATE"

Nella prima “puntata scritta” si presentava un’iper-concisa storia del movimento anarchico in Italia intrecciata a uno stringatissimo viaggio in quella del panorama editoriale italiano; vi si trovano anche delle nozioni molto basilari su terrorismo e sull’uso politico della violenza (contestualizzato rispetto all’anarchismo e considerando che gran parte della “galassia anarchica” si configura, almeno sul versante delle pubblicazioni, in maniera “insurrezionale”).

Nella seconda si trattava delle case editrici e dei vari “editori, formali o meno, e più o meno autoprodotti, a partire dalla fine dell’800: queste pubblicazioni possono essere definite “di nicchia” e sono all’interno di un’altra nicchia, quella delle autorpoduzioni “pure” e degli editori semi-independenti che pubblicano “poco” dal punto di vista quantitativo…

Nella terza ci si occupava dei periodici cartacei, partendo dal settimanale fondato da Errico Malatesta per arrivare alla storia di “Sole e Baleno”, passando per il “testamento” di Sacco e Vanzetti.

Buona lettura e grazie per l’attenzione!








4) Progetti editoriali, informali e non, presenti esclusivamente o principalmente sul web

6.8.22

Svezia e Finlandia consegneranno dissidenti alla Turchia?





Su Fanrivista inauguriamo una serie di articoli intitolati “Come va a finire?!”. In questo primo post ci domandiamo se Svezia e Finlandia acconsentiranno alle richieste di espulsioni e di estradizioni di residenti e cittadini verso la Turchia, che minaccia nuovamente di porre il suo veto alla loro entrata nella NATO

Cosa c’è scritto nel memorandum firmato dai tre stati? Chi sono le più di 70 persone di cui la Turchia chiede l’estradizione e l’espulsione, e che considera terroristi? La politica della "porta aperta" della NATO riuscirà a contenere le mire espansioniste di Putin o gli fornirà soltanto un ulteriore pretesto? Quali sono le reali alternative per chi "non sta né con Putin né con la NATO"?

 Come andrà a finire?! #ComeVaAfinire #ComeAndràAfinire







Dagli “omini verdi” al memorandum trilaterale

Lo scoppio della guerra sull’intero territorio dell’Ucraina ha accelerato il processo di adesione alla NATO da parte degli ultimi due paesi scandinavi che non ne fanno ancora parte e che confinano con la Russia: Svezia e Finlandia infatti, già dall’annessione della Crimea del 2014 attuata dagli “omini verdi” dell’”Orso” russo, cominciavano a valutare la prospettiva di porre fine alla loro politica neutrale.

Pochi giorni fa anche l’Italia ne ha approvato l’adesione, ma tra gli ultimi dei 30 paesi membri dell’Alleanza atlantica che si appresterebbero a farlo in tempi record, l’ostacolo principale è rappresentato dalla Turchia: il paese con il secondo esercito più numeroso del Patto atlantico.

Durante il vertice NATO di Madrid del 28 Giugno è stato siglato un memorandum (a questo link si trova il testo completo sul sito della NATO) trilaterale: le richieste della Turchia per ritirare il diritto di veto all’entrata nell’alleanza riguardano l’export di armi (limitato o interrotto da diversi paesi europei a seguito delle operazioni militari turche in Siria nel 2019) e la cooperazione contro organizzazioni ritenute terroriste da Ankara con la conseguente espulsione o estradizione dei presunti “terroristi”.

Infatti si stabilisce che i due paesi nordici condannano <<senza ambiguità tutte le organizzazioni terroristiche che commettono attacchi contro la Turchia, ed esprime la più profonda solidarietà con la Turchia e con le famiglie delle vittime>> e che quindi <<non supporteranno>> PKK (acronimo del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, organizzazione che molte istituzioni considerano terrorista mentre altri la ritengono una “parte in un conflitto armato”), YPG/PYD (acronimi rispettivamente delle Unità di Protezione Popolare e del  Partito dell’Unione Democratica nel nord della Siria), e FETO (il movimento democratico-islamista di Fethullah Gulen bollato dal presidente-autocrate Erdogan come Organizzazione del Terrore Gulenista che starebbe dietro al fallito tentativo di colpo di stato del 2016) implementando strategie anti-terrorismo e ostacolando anche le attività (incluse le proteste che <<incitano alla violenza contro la Turchia>>) di altri gruppi a essi <<affiliati o da loro ispirati>>. Non è di secondaria importanza notare che la Commissione Europea ha ribadito che solo la prima delle organizzazioni menzionate è definita come terrorista dall’UE.

La lista “di proscrizione”





Stando a quanto si legge in una notizia della BBC che riporta le intenzioni del governo turco, la sola Svezia <<avrebbe promesso a Erdogan di estradare 73 “terroristi” e ne avrebbe inviati già 3 o 4>>. 

3.8.22

L'editoria anarchica in Italia: i periodici

Per la rubrica "Esami Infiniti" di questa prima rovente settimana d'agosto 2022, pubblichiamo il terzo capitolo (e terza “puntata scritta”) di una tesi di laurea sull’editoria anarchica e libertaria in Italia.

Nella prima puntata si presentava un’iper-concisa storia del movimento anarchico in Italia intrecciata a uno stringatissimo viaggio in quella del panorama editoriale italiano; vi si trovano anche delle nozioni molto basilari su terrorismo e sull’uso politico della violenza (contestualizzato rispetto all’anarchismo e considerando che gran parte della “galassia anarchica” si configura, almeno sul versante delle pubblicazioni, in maniera “insurrezionale”).

Nella seconda si trattava delle case editrici e dei vari “editori, formali o meno, e più o meno autoprodotti, a partire dalla fine dell’800: queste pubblicazioni possono essere definite “di nicchia” e sono all’interno di un’altra nicchia, quella delle autorpoduzioni “pure” e degli editori semi-independenti che pubblicano “poco” dal punto di vista quantitativo…

Oggi ci occupiamo dei periodici cartacei, ma non mancano riferimenti alla storia del movimento anarchico, alle tensioni all’interno del mondo antagonista e alle diverse declinazioni dell’idea libertaria: partendo dal settimanale fondato da Errico Malatesta, “Umanità Nova”, si arriverà alle zine” del principale riferimento umano della galassia insurrezionale, Alfredo Maria Bonanno. Suo predecessore, dal punto di vista della cosiddetta “propaganda del fatto” oltre che editoriale, è stato sicuramente Luigi Galleani con la sua “Cronaca Sovversiva”. Insieme alle sue colonne veniva pubblicato un opuscolo, dal titolo “La salute è in voi”: altro non era che un manuale per confezionare “polpette anarchiche”, pietanze metaforiche farcite di reali esplosivi. Un refuso, poi corretto, consistente nella sostituzione del carattere “i” con quello della “l”, sarebbe anche costato la morte di diversi attentatori o il non funzionamento degli ordigni... Il titolo si ritrova anche nella frase conclusiva del testamento di Sacco e Vanzetti, i due noti italiani detenuti ingiustamente per sette anni prima di essere condannati a morte in un processo farsa, a seguito di un arresto il cui vero obiettivo sarebbe stato Mario Buda, sospettato di essere un infiltrato. Le ultime parole scritte del calzolaio pugliese e del pescivendolo piemontese ci restituiscono la loro dimensione e militanza politica, lontana da quella “agiografica”… E vicina all’insurrezionalismo! La loro morte ingiusta (e tale sarebbe stata anche se loro fossero stati colpevoli della rapina di cui venivano accusati) continua a generare una rabbia, un sentimento provocato anche dalla morte di altri due militanti molto più vicini a noi dal punto di vista cronologico: Maria Soledad Rosas ed Edoardo Massari, detti “Sole e Baleno” (morti  ufficialmente entrambi per suicidio, il primo in carcere di Baleno e poco tempo dopo quello di Sole presso la comunità cui era stata affidata).