Si parla spesso dei social
media e dei social network (o semplicemente dei social): questo breve post della
rubrica Define tenta di fare
chiarezza sull’aspetto semantico di queste espressioni. Infine si distinguono
sei categorie diverse di “social”.
RETI SOCIALI ONLINE E OFFLINE
I termini “social network” e “social media” sono spesso usati in maniera indistinta, insieme a
quello che li ingloba e che sembra affermarsi negli ultimi anni, ossia,
semplicemente: “social”. Per avere
un’idea della confusione, o quantomeno commistione dei due concetti, basta
notare che l’enciclopedia online Treccani,
a oggi, contiene la sola voce “social network”, mentre “social media” ricorre
solo in alcuni esempi del vocabolario Treccani e in una pagina della sezione “Atlante” (sezione in cui si trovano due elenchi
dove per esempio Twitter viene
incluso tra i “social media” anche se si può benissimo considerare come un
network sociale).
Esiste anche una voce dedicata ai “media sociali” (risalente al 2013 e inserite
nella categoria “Lessico del XXI Secolo”)
che include ogni tecnologia e <<strumenti
dell’informazione e della comunicazione volti a creare, scambiare e condividere
su Internet contenuti multimediali quali testi, immagini, video e audio>>,
e dunque anche web TV, giornali e perfino il sistema operativo open source
Linux .
Su Wikipedia, alla voce italiana “social media”, le due espressioni venivano
usate come sinonimi e infatti c’era
scritto:
<<Social Media o Social Network, è
un’espressione generica che indica tecnologie e pratiche in rete (…) per
condividere contenuti (…)>>, e alla voce “Rete sociale” si parla di
social media come <<la versione di
Internet delle reti sociali>>. Riassumendo si può affermare
che esiste una definizione sociologica
di “rete sociale”
dalla quale deriva quella riferita alle
reti sociali virtuali e ai media che ne permettono la creazione e che sono
oggetto di condivisione.
Entrambe le espressioni
possono essere usate come sinonimi oppure per enfatizzare l’aspetto del “medium”
usato o della “rete” che si viene a creare.
Secondo una diffusissima definizione
di due studiosi (illustrata nel prossimo paragrafo) i siti dei social network
(ossia i social più comuni come Instagram,
Twitter e Facebook) rappresentano solo
un tipo di social media…
Inoltre, a mio avviso, è importante tenere conto
del fatto che alcuni social potrebbero presentare caratteri ibridi della
seguente classificazione.
SEI TIPI DI SOCIAL MEDIA
Secondo la classificazione
di Andreas Kaplan e Michael Haenlein i “social networking sites”
rappresentano una di sei
categorie di social media:
consistono in applicazioni con dei profili
incentrati soprattutto su informazioni personali, con ogni tipo di contenuto
possibile, dalle foto ai file, e con la possibilità di invitare terzi (di
solito colleghi o amici) e inviare messaggi istantanei o email. Di questi il
più famoso è probabilmente Facebook.
Una seconda categoria è
quella dei “collaborative projects”, forse <<la manifestazione più democratica di UGC>>
dato che permette la creazione di
contenuti da parte degli stessi utenti finali, alla quale appartengono i
siti wiki e le
applicazioni di “social bookmarking” ossia raccolte di link.
Poi ci sono i già
menzionati blog, definiti dai due studiosi come la prima forma di social media, grazie
alla possibilità dei commenti.
Un altro tipo di “social”
sono i “Content Communities” il cui scopo principale è
quello di condividere un tipo principale
di contenuti, e quindi video nel caso di Youtube o presentazioni nel caso di Slideshare. La loro caratteristica è quella di non richiedere la
creazione di un profilo personale oppure, se richiesto, di solito contiene solo
informazioni basilari.
Gli ultimi due tipi di
social media secondo questa classificazione sono i “virtual game
worlds” e i “virtual social worlds”,
dei mondi tridimensionali con avatar personalizzabili in cui
interagire insieme ad altri utenti: i primi, come World of Warcraft, sono dei “Role
Play Game” (detti più precisamente MMORPG che sta per “massively
multiplayer online RPG”) in cui si agisce secondo regole e scopi precisi. I
secondi, come Second Life, pur
essendo simili ai primi non hanno delle regole particolari da seguire e tendono
a riprodurre una vita che ricalca quella reale. Per questo sono definiti anche
semplicemente come “virtual worlds”. Il
caso del videogioco Minecraft
rappresenta un ibrido dei due tipi di mondi virtuali, oltre che un esempio di
“realtà ibrida”: nato come gioco online, oggi fornisce anche ambienti virtuali
utili all’apprendimento e addirittura una biblioteca virtuale per ospitare
testi censurati in svariati paesi (almeno fin quando i rispettivi governi non
vieteranno il “gioco” del tutto).
Questa breve descrizione dei
tipi e delle definizioni dei “social” è tratta da una tesina per un esame di
informatica sulla scrittura collaborativa, pubblicata integralmente sul sito di
un filologo del web e
aggiornata per la pubblicazione su questa Fanzina/Rivista. C'è qualcosa che non è chiaro?! Sentite il bisogno di aggiungere qualcosa o fare delle correzioni?! Usate i commenti qui sotto oppure comunicatelo "socialmente" sui social che vi hanno portato su questa pagina... Grazie!
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