11.7.23

RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE PER I FATTI DEL SANT’ANNA

PER LA PROCURA INATTENDIBILI LE TESTIMONIANZE IN MERITO AL FILONE DI INAGINE SU LESIONI E TORTURA

 

a sinistra l'immagine stilizzata di un poliziotto che colpisce una persona a terra. Al centro la scritta "Noi non archiviamo!" e uno striscione con scritto: "verità e giustizia per i morti di Sant'anna". In alto a destra le immagini delle 9 vittime. In basso e a destra immagini dei medicinali "razziati", in particolare metadone.

 

Tre mesi fa abbiamo pubblicato un dettagliato resoconto relativo alle rivolte e alla strage nelle carceri durante i primi giorni dell’esplosione della pandemia, un evento tanto tragico quanto oscuro e unico nella storia penitenziaria italiana (qui la prima parte e a quest’altro link la seconda)... Evento unico ma non per questo imprevedibile dato che la gestione di una rivolta in un luogo studiato per contenere persone che non vogliono essere rinchiuse non dovrebbe essere qualcosa di straordinario: alcuni provarono a scaricare le colpe su una “complottistica regia mafiosa”, ipotesi smentita da un’apposita Commissione del Ministero della Giustizia che ha analizzato le dinamiche dello scoppio delle rivolte istituto per istituto. Secondo l’apposita commissione resta comunque l’ipotesi che <<familiari e gruppi antagonisti abbiano concordato il momento in cui dare avvio>> alle proteste, e che quindi questi sono capaci di “creare conflitto” anche senza il supporto della criminalità organizzata. Nel 2021 sono state concepite nuove norme per fronteggiare questo tipo di situazioni, con molte perplessità sul “via libera” al personale esterno armato, mentre sarebbe più utile ripensare “da zero” l’istituzione carceraria tendendo verso un orizzonte abolizionista e analizzando le cause che portano la stragrande maggioranza di esseri umani nelle carceri (le sole politiche antiproibizioniste, che derivano dalla fallita “guerra alla droga” annunciata nell’era di Nixon, sono alla base della restrizione di circa il 20% della popolazione carceraria globale).

La ragione principale dei disordini risiede nelle barbare e disumane condizioni delle “discariche sociali” che chiamiamo carceri, con dei problemi sociali e sanitari strutturali, ulteriormente aggravati dalla pandemia: si pensi solo al fatto che mentre fuori ci organizzavamo per restare isolati e distanziati, all’interno delle prigioni il sovraffollamento era (ed è ancora) la norma, ma come abbiamo già scritto questa era solo la criticità più lampante di tutte, insieme all’insufficienza di assistenza sanitaria e di attività che servirebbero a “riabilitare” le persone ristrette per rientrare al meglio nella nostra società malata...

Altre criticità nella gestione e prevenzione degli effetti tragici delle rivolte è sicuramente quella della custodia degli psicofarmaci (metadone incluso) che, da soli (e quindi tralasciando le svariate evidenze che suggeriscono episodi violenti), avrebbero condotto alla morte per overdose di 13 delle vittime. Una quattordicesima invece è morta a distanza di un mese per cause naturali, presumibilmente peggiorate da quegli eventi, e sempre a distanza di un mese una quindicesima è morta sempre per overdose di farmaci ma non durante il caos delle rivolte, bensì in una cella di isolamento a S. Maria Capua Vetere, e quindi in un momento in cui doveva essere sotto stretta sorveglianza.

Nella nostra inchiesta basata su fonti aperte abbiamo provato a ricostruire i frammenti di vita noti delle vittime (ribadiamo che 13 sono morte nell’immediatezza di quelle funeste ore, di queste 9 erano detenute nel carcere modenese Sant’Anna) oltre alle diverse versioni sulle dinamiche delle rivolte, dei trasferimenti e dei soccorsi. In più abbiamo parlato anche dell’uso problematico di sostanze, legali e illegali, sia dentro che fuori dalle mure carcerarie.

Avevamo parlato anche delle inchieste giudiziarie avviate lungo tutto lo Stivale, dato che le rivolte hanno riguardato decine di istituti: come spiegavamo nell’ultimo aggiornamento sulla vicenda, secondo fonti stampa circa un mese fa gli appartenenti alla penitenziaria indagati, nel filone d’inchiesta aperto per tortura e lesioni a Modena, salivano da 9 a 14. Invece, sempre stando a quanto riportano varie testate nazionali, due settimane fa la procura ha richiesto l’archiviazione per 120 poliziotti penitenziari.

La procura avrebbe giudicato inattendibili le denunce dei detenuti, mentre le lesioni non sarebbero state “documentate” adeguatamente e quindi dimostrate dal punto di vista sanitario.

Ricordiamo che questo è l’ultimo filone d’indagine ancora aperto a Modena (fatta eccezione per quello a carico dei detenuti per devastazione e saccheggio): le inchieste sulle 9 morti legate a quelle tragiche ore nella rivolta del Sant’Anna sono state tutte archiviate, mentre resta uno spiraglio di verità e giustizia aperto davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

NOI NON ARCHIVIAMO!

 

Proto-Redazione



ultima modifica 18-07-2023 ore 12:44

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