31.1.23

MINACCIA VELATA (O SEGNALAZIONE) DA UN “ANARCA” A FANRIVISTA?

Abbiamo ricevuto una mail da un “Anarca” che si firma “matteo menchi” (esiste anche un profilo su LinkedIn omonimo, con le prime lettere di nome e cognome scritte in minuscolo. L’indirizzo mail del mittente è “matteo.m71bis@gmail.com”). Non so se interpretarla come una minaccia velata o un’insolita segnalazione. Avendo pubblicato quattro post sul caso Cospito, presumiamo sia riconducibile all'area anarco-insurrezionalista (qui il post in cui spiego perché sono solidale con Cospito, qui invece perché non condivido assolutamente i suoi metodi e quelli dell'area insurrezionale, degli esteti della violenza "ravacholisti").

Questo il testo dove si trova anche un link a una cartella di Google Docs:




<<Se uno si sveglia a quasi 50 anni, ha una propietà, come fa a giustificare la violenza e a praticarla? 

Inoltre, questo limite/giustificazione, non mi rende subalterno a chi invece "si diverte", se mai arriverà un bel giorno? 

Cambiando discorso, ti faccio un regalo, visto che hai velleità, vedi se capisci, sennò ti spiego meglio. 

Un Anarca>> 

 

Se è una minaccia: anche se la violenza minoritaria (dei sedicenti anarco-insurrezionalisti che altro non sono che “leninisti in salsa informale”) ci fa paura come la violenza concentrata (degli stati e di tutti noi che li abitiamo con diversi gradi di consapevolezza e responsabilità), ovviamente non ci fermiamo: Cospito merita il rispetto che merita ogni essere umano, anche se ha portato avanti una strategia terroristica politicamente inutile (che si aliena il consenso della "massa" che dovrebbe essere invece persuasa con i fatti, non quelli violenti) e che potenzialmente poteva coinvolgere “civili” (pure se si volesse ammettere come eticamente giusto il tentativo di ammazzare dei carabinieri, fargli saltare le dita con plichi esplosivi o ferire alle gambe un dirigente di un’azienda nucleare, restano svariati problemi, tra cui il coinvolgimento possibile di persone che non c’entrano niente con gli “obiettivi” che si vogliono colpire, e quindi i cosiddetti “danni collaterali”).

Se è una segnalazione: la tutela delle fonti per un giornalista è sacrosanta, ma bisogna capire anche cosa vuole questa ipotetica fonte, se questa fonte vuole strumentalizzare il giornalista (o minacciarlo in maniera più o meno velata). Inoltre la mia fede la ripongo nella ricerca della verità, ricerca che può e dovrebbe essere anche collettiva: per questo pubblichiamo quello che siamo riusciti a vedere in questa cartella.

Abbiamo preso una serie di precauzioni e usato vecchi device per aprire il link sospetto (che si vede nella foto della mail). Non abbiamo aperto i file ma abbiamo scattato delle foto al contenuto della cartella.

Se qualcun@, incluso lo stesso “anarca” o qualcun@ che ha qualcosa da dire in merito in base alle sue competenze (informatiche, investigative ecc.), capisce di cosa si tratta e vuole fornire delle spiegazioni, lo può fare nei commenti, via social o inviando un’altra mail. L’indirizzo http  (da aprire a rischio e pericolo di chi vuole o può cimentarsi in questo genere di attività informatica in cui non sono esperto) non è riportato nel testo, ma nell’immagine.

Come si vede dalle immagini ci sono dei testi in diverse lingue, diversi link e colpisce l’attenzione una scritta: "Report Child Porn url". Aprendo il link con uno dei device usati (troppo vecchio e non aggiornato per visualizzare il contenuto) abbiamo notato la scritta che denoterebbe il nome della cartella: "Scandalo"

28.1.23

LE DICHIARAZIONI DEI MEDICI DI MESSINA DENARO E DI COSPITO

DUE PESI E DUE MISURE


A sinistra i primi risultati su Google delle notizie che riportano le dichiarazioni di Matteo Messina Denaro riferite alla stampa dai medici. A destra il post in cui Radio Onda d'Urto rende noto che alla dottoressa di Alfredo Cospito è stato intimato di non rilasciare dichiarazioni alla radio.

Cinque giorni fa è stata diffusa una notizia e un documento del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria sul sito di Radio Onda d'Urto, una radio militante e indipendente registrata come testata al Tribunale di Brescia: nel documento si legge che la dottoressa Angelica Milia, che cura la salute di Alfredo Cospito<<viene diffidata a rilasciare a seguito delle visite dichiarazioni alla emittente radio "Onda d'Urto" al fine di non vanificare le finalità di cui all'ex art. 41 bis O.P.. Ulteriori dichiarazioni rese in tal senso, potranno indurre questa A.D. a valutare la revoca dell'autorizzazione all'accesso in Istituto>>.

La medico di fiducia dell'anarchico insurrezionalista, intervistata dalla radio in questione, si diceva perplessa: non doveva parlare di quello che si diceva con Cospito perché, “complottisticamente” parlando, poteva mandare dei messaggi in codice? Oppure si limitava fortemente la sacrosanta libertà di parola nel riportare le condizioni di salute di una persona che sta rischiando la vita?

La notizia ha fatto molto scalpore: la misura del 41 Bis sembra sproporzionata o comunque non adatta al caso di Cospito. Anche ammettendo che i suoi scritti da dietro le sbarre, che sono stati pubblicati e pubblici per anni, potrebbero contribuire a incitare alla lotta armata, sarebbe stato comunque sufficiente una “stretta” alla sua corrispondenza, come sostiene il suo avvocato.

Tralasciando tutta una serie di considerazioni di diritto e politiche (che abbiamo affrontato in due post dal titolo “Perché sto con Cospito e perché non sto con Cospito) la spiegazione più sensata che ipotizziamo è principalmente una: impedire che si sappia che lo Stato italiano sta lasciando morire una persona che, nonostante non condividiamo i suoi metodi e i suoi atti, rimane un essere umano che andrebbe rispettato in quanto tale. 

Poche ore fa inoltre la dottoressa ha spiegato alla stampa che le sue condizioni, già molto gravi, si sono aggravate dopo una caduta mentre si faceva la doccia: si è ferito al naso e ha perso molto sangue. Sempre nelle scorse ore il Garante nazionale dei detenuti ha richiesto che Cospito venga trasferito in una struttura sanitaria adatta alle sue condizioni critiche.

Ma il divieto imposto di non parlare delle condizioni di salute dell’anarchico insurrezionalista stride con un’analoga notizia riguardante Matteo Messina Denaro diffusa nelle scorse ore:

27.1.23

AMNESTY AL GOVERNO DI ASSAD: BASTA CON L’ASSEDIO IN ROJAVA

IN UN COMUNICATO (DIFFUSO TRE GIORNI FA) SI SPIEGA CHE LA POPOLAZIONE NON HA ACCESSO AI BENI ESSENZIALI: È UNA TATTICA DI GUERRA VIETATA DAL DIRITTO INTERNAZIONALE!


NEL RAPPORTO DELLA ONG (PUBBLICATO LO SCORSO MARZO) VENGONO CONTESTATE ANCHE DELLE VIOLAZIONI ALLE FORZE DEMOCRATICHE SIRIANE (FDS), LE FORZE ARMATE DEL ROJAVA


Al centro dell'immagine un post su Telegram diffuso dalle YPJ, componente principale delle FDS: spiega che l’assedio del regime di Damasco impedisce il rifornimento di beni essenziali, inclusi quelli utili al riscaldamento, e ha causato la morte di due bambini, uno di pochi giorni e uno di 4 anni.

A sinistra la nota diffusa da Amnesty in cui chiede al governo siriano di porre fine all’isolamento illegale conseguente all’assedio.

A destra il capitolo dedicato alla Siria dell’ultimo rapporto pubblicato dalla ONG lo scorso Marzo.


AMNESTY AMMONISCE LA SIRIA: TERMINARE L’ASSEDIO ALLE ZONE CURDE DI ALEPPO

Il 24 Gennaio Amnesty International ha diffuso un comunicato: afferma che ha richiesto al governo siriano di porre fine al <<brutale assedio delle aree a maggioranza curda della parte settentrionale della regione di Aleppo>> che impedisce il rifornimento di beni essenziali.

Nella nota si spiega che la strategia per isolare centri abitati è stata usata più volte dall’inizio della guerra civile siriana, impedendo a civili (di cui molti profughi) di ricevere beni di prima necessità che non vengono più inviati dalla Croce rossa locale -affiliata al governo- e di carburante che viene contrabbandato dalla Quarta divisione dell’esercito siriano a prezzi smisurati da mercato nero: <<le scorte di medicinali sono in via di esaurimento. In questi mesi invernali le persone sono costrette a bruciare suppellettili e materiali di plastica per difendersi dal gelo>>. <<Le parti coinvolte in un conflitto devono permettere e agevolare il passaggio, veloce e privo di ostacoli, dell’assistenza umanitaria imparziale a tutti i civili che ne necessitano>>e quindi il regime di Assad sta impiegando una tattica di guerra che viola il diritto bellico.

Le aree interessate dal blocco, controllate dall’Amministrazione Autonoma del Nord e dell’Est della Siria (AANES), <<comprendono i quartieri di Shelih Maqsoud e di Ashrafieh nella zona nord della città di Aleppo e una cinquantina di villaggi nella zona di Shahba>>.

 

L’ANNUNCIO DEL RITIRO DELLE TRUPPE TURCHE DI FINE ANNO E I NUOVI ATTACCHI

20.1.23

PERCHÉ STO CON COSPITO E PERCHÉ NON STO CON COSPITO (parte 2)

L’USO DELLA VIOLENZA E LA STORICA SPACCATURA DEL MOVIMENTO LIBERTARIO (parte 2)

 

A sinistra un'immagine simbolo della Croce Nera Anarchica. A destra un simbolo pacifista dell'artista Zorro4 da Pixabay

Di seguito il secondo articolo in cui Anarco Pacifista spiega le ragioni della sua solidarietà con Alfredo Cospito e, al contempo, la sua contrarietà alla strategia militante del prigioniero anarchico insurrezionalista: nelle prossime righe tratteremo degli aspetti puramente politici e ideologici del pensiero anarchico e dell’uso della violenza come strumento politico.

Nella prima parte di questo scritto si è parlato sinteticamente della sua vicenda giudiziaria ed è stata trattata più nel dettaglio la questione dell’ergastolo ostativo (o non riducibile) e quella del 41 bis.

In questo altro post di una settimana fa abbiamo parlato più dettagliatamente della sua storia “giudiziaria” (e di altri eventilegati alla FAI-FRI)

In un altro abbiamo invece raccolto tre appelli sottoscritti e sostenuti da migliaia di persone.

 

 



PERCHÉ NON STO CON COSPITO: L’USO DELLA VIOLENZA COME MEZZO, ESTREMO, DI LEGITTIMA DIFESA E L’USO DELLA VIOLENZA COME FINE RIGENERATIVO-SOCIALE

Dagli albori della storia del movimento anarchico e libertario esiste una contrapposizione, tendenzialmente binaria, tra due correnti: << le correnti organizzatrici che reclamano l’esistenza di una struttura pseudo-partitica, dotata di un programma con la principale funzione di coordinamento >> e << quelle antiorganizzatrici, di solito portatrici di istanze più orientate in senso spontaneista e individualista>>. A mio modesto avviso le correnti antiorganizzatrici sono quelle tendenzialmente più violente e di cui si parla maggiormente sui media mainstream.

Un’altra contrapposizione dei movimenti libertari (ma anche di altri movimenti politici) può essere tratteggiata lungo i confini della legittimità dell'uso della violenza come strumento politico e come fine o mezzo dell’attività di militanza. 

19.1.23

PERCHÉ STO CON COSPITO E PERCHÉ NON STO CON COSPITO (parte 1)

DALLE VENDETTE DI STATO AI CRIMINI PUNIBILI E NON PUNIBILI (parte 1)


Striscione in solidarietà ad Alfredo Cospito


La scorsa settimana abbiamo parlato del caso di Alfredo Cospito, anarchico insurrezionalista ristretto al 41 Bis e che rischia l’ergastolo oltre alla sua vita: ha intrapreso uno sciopero della fame da circa tre mesi e ha perso circa 40 chili, dunque non ha più la cosiddetta “massa grassa”.  Ha anche rifiutato l’eventuale ricorso all’alimentazione forzata.

In un primo articolo abbiamo parlato in dettaglio delle vicende giudiziarie che lo riguardano, delle ragioni per cui è ristretto al 41 bis e rischia l'ergastolo ostativo, oltre ad altri fatti relativi alla sigla anarco-insurrezionalista FAI-FRI (ragioni "tecniche" che comunque riportiamo in maniera più sintetica nelle prossime righe).

In un secondo post raccoglievamo gli appelli scritti e firmati da decine di avvocati, giuristi, politici e diversi attori della società civile.

Nelle righe che seguono Anarco-Pacifista, autore del citato articolo di cronaca giudiziaria, spiega le ragioni per cui “sta con Cospito” (dal punto di vista umano) riportando diverse considerazioni su 41 Bis ed ergastolo non riducibile (detto anche “ostativo”): c’è un principio della linea editoriale di FanRivista che consiste nell’esprimere le proprie opinioni e di separarle dai fatti, “schierandosi”. In questo modo chi legge può valutare con maggiore oggettività le intenzioni di chi scrive, giudicando con più obiettività l’operato di chi ha creato il contenuto ed esaminando una serie di questioni come la stessa selezione di alcune notizie e argomenti a scapito di altri.

Nella seconda parte di questo scritto, di imminente pubblicazione, Anarco-Pacifista spiega perché “non sta con Cospito” (dal punto di vista politico, dato che si definisce un libertario con posizioni opposte a quelle dell’anarco-insurrezionalismo in merito all'uso e all'abuso della violenza).


LA VICENDA PROCESSUALE DI COSPITO IN ESTREMA SINTESI

Alfredo Cospito è stato condannato per “strage politica” (il reato più grave dell’ordinamento italiano, imputazione che non è stata mossa in altre sanguinose vicende della storia repubblicana, come le stragi di via d’Amelio e di Capaci inquadrate nella cornice legale della “strage comune”) per aver posizionato, insieme alla sua compagna Anna Beniamino, due ordigni davanti alla caserma allievi carabinieri di Fossano nel 2006.

Secondo l’accusa il primo ordigno serviva ad “attirare l’attenzione” delle autorità, la seconda esplosione invece avrebbe fatto i danni “veri e propri” colpendo le persone che sarebbero dovute giungere sul posto. 

A differenza di quanto avverrebbe per la strage “comune” (art. 422 C.P.) per il fatto che la vita delle persone è stata messa in pericolo, e anche se non ci sono stati né morti né feriti, data la finalità eversiva rischia l’ergastolo che diverrebbe “ostativo” se Cospito non collaborasse con le autorità (collaborazione per diverse ragioni, esposte nell’altro post, che sembra teoricamente e materialmente impossibile). 

La Corte Costituzionale dovrà decidere se nel suo caso la pena potrà essere rideterminata concedendogli l’attenuante delle lieve entità del fatto.

La difesa aveva ammesso che la vita di un indeterminato numero di persone è stata messa certamente in pericolo, ma non la sicurezza dello Stato. Cospito non ha rivendicato la paternità dell’attentato, ma ha comunque affermato che si trattava solo di esplosioni “dimostrative”. Ha invece rivendicato <<per una questione di orgoglio anarchico>> la gambizzazione di Roberto Adinolfi, AD di Ansaldo Nucleare, per cui sta scontando una pena di 10 anni e 8 mesi.

Quest’ultimo attentato, così come altre decine di atti analoghi avvenuti a partire dagli inizi degli anni 2000, sono stati rivendicati dalla sigla insurrezionalista “FAI”, acronimo di Federazione Anarchica Informale

Cospito è stato ritenuto da alcuni come “ideatore” e “leader” di questa corrente dell’anarchismo insurrezionale, tendenzialmente spontaneista e individualista-nichilista (e quindi, per definizione, teoreticamente senza leader).

15.1.23

GLI APPELLI PER ALFREDO COSPITO

PROSEGUE LO SCIOPERO DELLA FAME CON IL RISCHIO DI MORIRE


IL SUO LEGALE PRESENTA RICHIESTA DI REVOCA DEL 41 BIS AL GUARDASIGILLI NORDIO

Ieri abbiamo pubblicato un articolo in cui ripercorriamo le vicende giudiziarie di Alfredo Cospito

Abbiamo spiegato in dettaglio perché è stato ristretto al 41 Bis e perché rischia l’ergastolo ostativo. Nelle ultime ore, dopo l’annuncio del ministro della giustizia in cui affermava che nessuna richiesta ufficiale per un atto di clemenza era stata inoltrata, l’avvocato dell’anarchico-insurrezionalista ha formalmente presentato un’istanza. Il Manifesto riporta le dichiarazioni del legale in cui spiega che lo scorso Settembre sono emersi <<fatti nuovi dalla sentenza della Corte d’Assise di Roma sulla cosiddetta operazione Bialystok emessa il 28 Settembre (…)l’imputazione era costruita come se l’associazione anarchica avesse come ispiratore lo stesso Cospito. Ma la sentenza ha fatto chiarezza su questo assolvendo gli imputati e accertando che non vi è alcuna associazione anarchica di cui Cospito sarebbe l’ispiratore>>.

Negli scorsi tre mesi, da quando Cospito ha iniziato lo sciopero della fame, ci sono state svariate manifestazioni e atti di frange più o meno radicali della galassia anarchica e, più in generale, dei movimenti antagonisti. Inoltre hanno trasversalmente alzato gli scudi in sua difesa diversi attori e attrici politici, istituzionali e della società civile, da sinistra a destra, con appelli, manifestazioni, maratone radiofoniche e scioperi della fame a staffetta: da Zerocalcare (che ha realizzato un breve fumetto dal titolo “La Voragine”) a Giuliano Castellino (ex leader di Forza Nuova), passando per Adriano Sfori (ex leader di Lotta Continua), Carlo Taormina (noto avvocato penalista che ha difeso Berlusconi mentre sedeva contemporaneamente in parlamento), Enrico Mentana (direttore del Tg di La7 e fondatore di Open), Gherardo Colombo (ex magistrato del pool di “mani pulite”), Giandomenico Caiazza (presidente dell’Unione camere penali), Padre Alex Zanotelli (missionario comboniano), Don Luigi Ciotti (fondatore di Libera), Daniela Dioguardi (presidente dell’Unione Donne Italiane) oltre a collettività e associazioni come Legal Team Italia e Nessuno Tocchi Caino.

Di seguito ripubblichiamo tre appelli, firmati da personaggi istituzionali e della società civile, in favore della revoca del 41 bis e dell’ergastolo ostativo per l’anarchico insurrezionalista: il primo è stato inviato a diverse testate e pubblicato sull’Avvenire quattro giorni fa; il secondo scritto è stato pubblicato nella stessa data su Il Manifesto: il presidente dell’ANPI Gianfranco Pagliarulo illustra le ragioni della sua adesione all’appello; il terzo è stato scritto dai legali di Cospito a Novembre, e firmato da molt# altr@: lo abbiamo trovato sulla pagina Facebook “La difesa del nemico” dove si spiega che è stato ripubblicato sempre dal quotidiano cattolico L’Avvenire.

 

Alcune immagini dei numerosi gruppi Facebook in favore della revoca del 41 Bis per Cospito e contro il carcere duro in generale

 

1) L’ULTIMO APPELLO DIRETTO A DIVERSE TESTATE E PUBBLICATO DA “L’AVVENIRE” IL 11/01/2023

Gentile direttore,

 

14.1.23

ALFREDO COSPITO: DALL’ACCUSA DI DISERZIONE AL 41 BIS

LE VICENDE GIUDIZIARIE DELL’ANARCHICO INSURREZIONALISTA

 

Sintetizziamo le vicende giudiziarie dell’anarchico insurrezionalista Alfredo Cospito: sfioriamo anche i temi del 41 bis e dell’ergastolo ostativo, domandandoci se siano compatibili con la nostra democrazia liberale (e non in altre forme di governo, o auto-governo, più “utopiche”).

In un altro post dedicato all’argomento, di imminente pubblicazione, prenderemo posizione riguardo alla sua vicenda umana e politica, in accordo con la linea editoriale di Fanrivista che ritiene lo “schierarsi” in maniera franca un progresso verso l’agognata obiettività (separando fatti da opinioni e fornendo delucidazioni su questioni come la stessa selezione di certi “fatti” a discapito di altri) .

Nel prossimo post invece raccoglieremo gli appelli pubblicati sulla stampa e sui social in favore dell’annullamento della misura del 41 bis.

 

A sinistra e al centro le immagini di Cospito che viene allontanato da un'udienza, riprese da siti dell'area insurrezionalista e usate per pubblicizzare degli eventi in suo favore. A destra la stessa immagine viene stilizzata e usata per analoghe iniziative.
A sinistra e al centro le immagini di Cospito che viene allontanato da un'udienza, riprese da siti dell'area insurrezionalista e usate per pubblicizzare degli eventi in suo favore. A destra la stessa immagine viene stilizzata e usata per analoghe iniziative.



COSPITO E LA FAI-FRI: GLI ATTENTATI E LE CONDANNE

Alfredo Cospito, classe ’67 originario di Pescara e poi trasferitosi a Torino, si è impigliato la prima volta nelle maglie della giustizia perché, tra i primi in Italia, fece la scelta di essere un obiettore “totale” venendo accusato di diserzione: l’intricata vicenda giudiziaria si concluse nel ’91, dopo uno sciopero della fame, la richiesta di grazia all’allora presidente Cossiga da parte del padre e una sentenza della Corte Costituzionale.

È stato poi accusato di essere l’ispiratore di una cinquantina di attentati avvenuti tra i primi anni 2000 e il 2016, rivendicati dalla sigla anarco-insurrezionalista e “anti-organizzatrice” FAI-FRI (Federazione Anarchica Informale - Fronte Rivoluzionario Internazionale) e siglati con i nomi di diversi “nuclei” (Cooperativa artigiana fuoco e affini; Nucleo Olga; Rivolta anonima e tremenda ecc.). 

7.1.23

MANUALE DI GUERRA PSICHICA

UN LIBRO DITATTICO-INFORMALE PER PREPARARSI AL CONFLITTO SOCIALE E A <<UN NUOVO TIPO DI GUERRA PSICHICA E MEMETICA, CON L’OBIETTIVO CHE È  SEMPRE LA PACE>>

Tra le righe della rubrica RecenTips recensiamo e facciamo un conciso “riassuntazzo” del “Manuale di guerra psichica”, un trattatello che riteniamo il punto di arrivo, “ideale” per chi si definisce attivista o intraprende un percorso di militanza politica, di una traiettoria che inizia dal plurisecolare “L’arte della guerra” passando per il “Manuale del guerriero della luce”.




UN TRATTATELLO SU GUERRA PSICHICA E CONFLITTO SOCIALE

Il libro è un “trattato informale” dove si trovano alcune istruzioni sulle strategie di combattimento e consigli tattici per le “guerre” –perlopiù in senso lato- ascrivibili allo stesso filone di testi come l’antichissimo “L’arte della guerra” di Sun Tsu: la differenza principale con questi scritti sta nel fatto che non è un “vero e proprio” trattato militare, non insegna a sparare, a intercettare le comunicazioni di una milizia nemica fornendo nozioni di crittografia o ad assaltare fortezze, e nemmeno specifiche tecniche di psywar (guerra psicologica) per seminare il panico in una popolazione avversa, dato che il “campo di battaglia” non è quello militare tout court o delle rivolte “fisiche” contro delle istituzioni (anche se non mancano dei richiami alla guerra vera e propria) ma quello del conflitto sociale in un’ottica di militanza politica, finalizzata principalmente ad azioni di critica e protesta.

Del resto anche lo storico scritto di Sun Tsu (anche se l’attribuzione a un unico autore del testo, risalente a più di venti secoli fa, è “filologicamente” incerta), e alcune delle “verità” che lo contraddistinguono come quella sulla gestione non distruttiva della conflittualità (in parole povere: “il conflitto più vittorioso è quello che si combatte senza combattere, senza impugnare le armi”) ha influenzato fortemente la cultura orientale e non solo, permeando eterogenei ambiti formativi e, di certo, non usato soltanto nelle accademie militari, anche se fornisce dei consigli pratici e generici sulla strategia delle ostilità…

Questo filo conduttore “strategico” è fuso con lo stile ricercato e con i consigli pratici ed etici di un altro “manuale informale”, di cui molti avvertiranno il richiamo sin dalle prime righe, e cioè con il “Manuale del guerriero della luce” di Paulo Coelho. Gli elementi spirituali e cristiani che si trovano nell’opera dello scrittore brasiliano vengono però depurati e sostituiti dai principi morali dell’attivismo politico, spesso con tratti edonistici e leggermente esoterici.

La prospettiva “politico-spirituale” antagonista da cui il “Manuale di Guerra Psichica” osserva il conflitto sociale (e questo altro <<non è che la continuazione della Guerra Psichica con altri mezzi>>) è principalmente quella di una <<guerra delle ombre>>, cioè di un conflitto portato avanti tramite trappole psicologiche, insidie comportamentali e manovre di propaganda: <<quando il nemico non può offendere il vostro corpo nell’ordinamento democratico, offenderà la vostra ombra>> e perciò, incitano gli autori dalla quarta di copertina, <<sarà cosa utile che vi prepariate sin da subito>>!

5.1.23

MORTO UN PAPA CE NE STA UN ALTRO...

DIRITTI LGBTQ+ E PEDOFILIA NELLA CHIESA: DA WOJTYLA A BERGOGLIO PASSANDO PER RATZINGER

 



Muore un papa e un altro è stato “già fatto”: per la prima volta dopo secoli la carica di sovrano della teocrazia vaticana è stata ricoperta contemporaneamente da un “Papa Papa” e un “Papa Emerito”. In questo post parliamo di due temi legati alla sessualità, molte volte confusi da chi crede, in maniera totalmente irrazionale, che siano legati: la posizione della chiesa nei confronti della comunità LGBTQ+ e gli insabbiamenti degli scandali della pedofilia nel clero, all’insegna del detto “i panni sporchi si lavano in famiglia”.


DUE PAPI “CONTEMPORANEI”

Si è soliti considerare Joseph Aloisius Ratzinger, “delfino” di Karol Jozef Wojtyla, più conservatore rispetto a Mario Bergolio, e a pochi giorni di distanza dalla morte del primo viene naturale interrogarsi sul grado di “conservatorismo” di Benedetto XVI rispetto all’ipotetico tasso “rivoluzionario” di Francesco I.

Non è un caso che Francesco, gesuita, abbia scelto il nome del santo povero per eccellenza e che sia ideologicamente riconducibile alla “Teologia del Popolo”, corrente di pensiero legata alla “Teologia della Liberazione” ma epurata degli elementi dottrinali marxisti. Tralasciando tutta una serie di eventi più simbolici (come la scelta di non usare gioielli sfarzosi o di accogliere alcuni senzatetto nelle mura vaticane) e politico-finanziari (come la riforma dello IOR, la banca vaticana, annunciata dall’ultimo papa o il sostegno di Wojtyla a Solidarnosc durante la guerra fredda contro il comunismo di stampo stalinista) oltre che di attualità e storici (come le stesse ragioni che hanno spinto Ratzinger a dimettersi, tra cui ci sarebbe anche una presunta “lobby gay” che lo avrebbe ostacolato) iniziamo a concentrarci su come gli ultimi tre papi hanno affrontato la “questione LGBTQ+”.

 

 

OMOSESSUALITÀ “AL ROGO”: L’ABOMINIO DEL PENSIERO DOMINANTE E PATRIARCALE. DAL GIUBILEO DEL 2000 AL RICORSO ALLA PSICHIATRIA IN ETÀ INFANTILE AUSPICATO DA BERGOGLIO

31.12.22

TURCHIA RITIRA TRUPPE DAL NORD DELLA SIRIA

IL RITIRO AVVIENE DOPO UN VERTICE DEI DUE PAESI A MOSCA, AVVERSARI NELLA CAOTICA CORNICE DELLA GUERRA CIVILE SIRIANA: L’AVVICINAMENTO DEI DUE REGIMI PONE UN SERIO RISCHIO PER IL ROJAVA




POSSIBILE RIAVVICINAMENTO DI TURCHIA E SIRIA SULLA PELLE DEI CURDI E DEGLI ALTRI POPOLI DEL ROJAVA

I rapporti tra il regime di Damasco e quello turco si sono incrinati quando allo scoppiare della guerra civile siriana la Turchia ha cominciato a sostenere le forze ribelli. Dopo più di 10 anni le delegazioni dei due paesi e della Russia, formate dai rispettivi ministri della difesa e dirigenti dell’intelligence, si sono incontrate a Mosca tre giorni fa: Erdogan aveva già inviato segnali di apertura chiedendo a Putin di incontrare direttamente Assad.

Come riportano numerose fonti di stampa internazionali e italiane, a seguito dell’incontro, la Turchia ha deciso di rispettare la sovranità della Siria e dei suoi confini (ricordiamo che la Siria non riconosce l’Amministrazione -de facto- Auntonoma del Nord Est della Siria, nota come Rojava o Kurdistan occidentale, riconosciuta invece soltanto dal parlamento catalano): per questo ha annunciato il ritiro delle sue truppe dall’area settentrionale del paese, ma forse è troppo presto perché i popoli del Rojava possano cantare vittoria, ma anzi: i due paesi hanno affermato che PKK ed alleati costituiscono una grave minaccia per entrambi.

LE VIOLAZIONI DI TURCHIA E ISIS IN ROJAVA

DALL'OPERAZIONE SPADA AD ARTIGLIO ALL'ATTENTATO DI PARIGI: L'ANNUS HORRIBILIS NEL ROJAVA

Finisce l’anno ma non si fermano gli attacchi all’Amministrazione Autonoma del Nord-Est della Siria da parte dell’esercito turco e dalle formazioni jihadiste, mentre continua la repressione dei curdi in Turchia dopo il vile attentato di Parigi, a distanza di 10 anni dalle altre tre esecuzioni nella capitale francese. Il bilancio di un 2022 di sofferenza nei dati diffusi dalle FDS.

 

Foto de "Lo Skietto" di una manifestazione a Napoli di alcuni giorni fa in solidarietà con le popolazioni del Rojava


 

L’OPERAZIONE SPADA AD ARTIGLIO ALLA FINE DEL 2022

Il 13 Novembre una bomba scoppiava nel centro di Istanbul: il sultano Erdogan puntava il dito contro le forze curde-turche del PKK e quelle siriane delle YPG/YPJ che hanno sempre negato ogni addebito: le Forze Democratiche Siriane (abbreviate in FDS, sono la formazione militare che difende l’Amministrazione Autonoma del Nord-Est della Siria) hanno anche segnalato che l’attentatrice, catturata con un’inchiesta “lampo” e sbattuta prontamente sulle prime pagine dei giornali di regime, sarebbe legata all’Esercito Libero Siriano, formazione che combatte il regime di Assad e spalleggiata dalla Turchia nella guerra civile iniziata nel 2011. Come da “copione” di una logica della “strategia della tensione la Turchia ha sfruttato l’occasione come pretesto per intensificare gli attacchi al Rojava, isolato da un embargo mediatico della stampa internazionalecon l’ultima operazione denominata “Spada ad Artiglio”, mentre il potenziale coinvolgimento di un politico del partito ultranazionalista dei “lupi grigi” (alleato dell’AKP di Erdogan) passava in sordina e non conquistava “gli onori delle cronache”, riservati invece alla presunta attentatrice.

Gli attacchi dello stato turco, dei miliziani dell’ISIS e della più vasta area jihadista (foraggiati dal regime della Sublime Porta secondo i vertici delle FDS) continuano in queste ore, ma potremmo dire che sono continuati negli ultimi anni, dopo che le milizie curde insieme ad altre popolazioni si sono “ritagliate” uno spazio nel Nord-Est della Siria grazie al sacrificio di tante e tanti martiri nella lotta contro il sedicente stato islamico, nella caotica cornice della guerra civile siriana: tre giorni fa le FDS, hanno diffuso un resoconto intitolato “Report annuale del risultato delle violazioni dell’occupazione turca e dei mercenari dell’ISIS contro il Nord e l’Est della Siria”.

 

2022: IL BILANCIO DI UN ANNO SANGUINOSO IN ROJAVA

L’anno che volge al termine, secondo il documento, è stato <<il più  sanguinoso e dannoso sia materialmente che fisicamente per la popolazione dall’invasione dell’Ottobre 2019 delle regioni di Tal Abyad e Serêkaniyê / Ras al-Ain>>, con attacchi deliberati alla popolazione e alle infrastrutture civili <<inclusi anziani, donne e bambini, costringendoli a lasciare le loro case, cosa che è considerata un crimine contro l’umanità e che è provata in maniera chiara ed esplicita da evidenze e documenti incontestabili>> tramite l'uso di aerei militari, droni, altri velivoli comandati a distanza, carri armati e colpi d’artiglieria.

Oltre a ciò si denuncia anche l’infiltrazione di <<agenti e spie per colpire la stabilità e la sicurezza seminando zizzania tra la popolazione. Le nostre forze hanno arrestato dozzine di agenti mercenari e smantellato reti criminali, incluse quelle dedite al traffico di stupefacenti>>.

30.12.22

SVEZIA E FINLANDIA NELLA NATO: VIA LIBERA DALLA TURCHIA?!

COSA VUOLE DAVVERO LA TURCHIA?!
Sintetizziamo e continuiamo a seguire la vicenda delle estradizioni imposte come veto per entrare nella NATO a Svezia e Finlandia dalla Turchia: cosa vuole davvero il “Sultano” Erdogan?!

 

Nello "screenshot" in foto si notano alcuni articoli, che escono nei primi risultati dei motori di ricerca, in cui si afferma un "frettoloso", presunto ed "errato" "via libera" della Turchia all'ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO: in questi giorni, dopo l'ennesima estradizione negata (ma almeno un'altra è stata concessa) il ministro degli esteri turco ha detto che <<non siamo nemmeno a metà strada>> dal "via libera" annunciato. Forse Erdogan punta ad altro, come spieghiamo nell'articolo che segue.



Negli scorsi mesi abbiamo iniziato un “format” di notizie dal titolo “Come va a finire?!”, con l’intento di seguire degli avvenimenti di cronaca “fino alla fine”: troppo spesso i media trattano di alcuni eventi solo quando questi sono più facili “da coprire”, quando si vuole “arruffianare” e “direzionare” l’opinione pubblica, quando si vogliono assecondare le voglie di un# potente di turno, quando si pensa di “vendere” più copie o spazi pubblicitari, magari con pronostici fatti con troppa fretta e con errate semplificazioni (come mettiamo in risalto nella foto “meta-mediatica” di questo articolo: si notano alcuni titoli che sanciscono “un via libera” della Turchia all’entrata di Svezia e Finlandia nella NATO, circostanza che ancora non si è verificata e dalle implicazioni più articolate)… Poi quelle stesse notizie finiscono nel dimenticatoio, nell’inconscio mediale collettivo, soppiantate da nuovi contenuti da “consumare” in maniera vorace e senza troppi sforzi cognitivi e intellettuali!

Fatta questa premessa entriamo subito nel merito: la prima vicenda che abbiamo cominciato a seguire, chiedendoci per l’appunto “Come andrà a finire?!”, è strettamente legata alla causa curda e all’invasione russa dell’Ucraina.

 

DAL MEMORANDUM DI MADRID ALL’ULTIMA ESTRADIZIONE NEGATA DALLA SVEZIA

Svezia e Finlandia, dopo l’aggravarsi del conflitto ucraino (che è iniziato nel 2014, è doverso ricordalo!), hanno richiesto di entrare nella NATO. Bisognerebbe porsi tutta una seria di domande su come garantire la pace nel Mondo, su come dovrebbe comportarsi chi non sta “né con Putin né con la NATO”, ma per ovvie ragioni di sinteticità e pertinenza le rimandiamo a futuri articoli (o anche nei commenti qui sotto, sui social e potenzialmente ovunque la “proto”-Redazione di Fanrivista può rispondere).

La procedura dell'entrata di un nuovo paese deve essere ratificata dai vari stati membri dell’alleanza, e sta avvenendo comunque in “tempi” record in confronto con le precedenti. All’appello mancano solo Ungheria e Turchia. Il paese della Sublime Porta ha però imposto un veto: vuole la consegna, da parte di Finlandia e Svezia, di quelli che considera “terroristi” ma che, nelle democrazie europee e occidentali in cui viviamo si chiamano “dissidenti”  (e si badi bene che, secondo chi scrive, anche in base al diritto internazionale, se pure quelle persone fossero davvero dei “terroristi” sarebbe comunque ingiusto consegnarle a un paese che potrà torturarle e riservare loro un trattamento detentivo che viola i diritti umani).

A un incontro diplomatico della NATO che si è tenuto a Madrid, lo scorso Giugno, viene siglato un “memorandum” trilaterale in cui i tre paesi si impegnano a perseguire il terrorismo e a considerare alcune organizzazioni come terroriste: si deve sottolineare che solamente il PKK, tra quelle menzionate nel documento, è considerata tale dagli USA e dall’UE (sull’argomento ci ritorniamo meglio su tra poche righe), mentre le YPG/YPJ sono anche alleate del contingente internazionale a guida USA nella lotta contro l’ISIS. Oltre alle organizzazioni curde “di sinistra” figurano anche gli esponenti di quella che la Turchia definisce “FETO”, acronimo dell’ “Organizzazione del Terrore Gulenista”: si tratta di un movimento islamico nazionalista “governato” da un ex-amico del “Sultano” Erdogan, l’“Imam” Fethullah Gulen, ritenuto dal primo l’organizzatore del fallito golpe del 2016 (mentre altri ritengono che il golpe Erdogan se lo sia fatto da solo. Altri ancora credono che “il Maestro” Gulen abbia contrastato le trattative di pace, svolte a partire dal 2012, tra Erdogan e il PKK per motivi che grossolanamente potrebbero essere sintetizzati dal detto “non si tratta con i terroristi!”).

25.12.22

LA COMUNITÀ IRANIANA IN PIAZZA (DANTE E NEL MONDO)

FUORI LA REPUBBLICA ISLAMICA DALL’ITALIA!




LA MORTE DI MAHSA E LE MINACCE AI MANIFESTANTI FUORI DAI CONFINI DELLA REPUBBLICA ISLAMICA

Lo scorso 16 Settembre Mahsa Amini, 22enne curda e iraniana, veniva arrestata a Teheran, colpevole di non aver indossato correttamente il velo, mentre era in vacanza con la sua famiglia: viene comunicato loro che la punizione della giovane consisterà nel seguire un corso sul corretto uso dell’hijab. Viene poi condotta in una stazione di polizia ma da lì non uscirà più cosciente: le ferite sul suo corpo e alcune testimonianze provano che è stata picchiata. La giovane morirà dopo un paio di giorni in coma in un ospedale.

24.12.22

ATTENTATO AL CENTRO CURDO “AHMET KAYA” DI PARIGI

I PRECEDENTI DELL’ATTENTATORE, I SOSPETTI SUL MOVENTE E IL PROIBIZIONISMO SULLE ARMI

 

Una foto del centro curdo dedicato all'artista Ahmet Kaya, dove è avvenuto il codardo gesto. La foto è tratta dal profilo Facebook dell'associazione

 

LUOGO E DINAMICA DELL’ATTACCO

Il 23 Dicembre, poco prima di mezzogiorno, un uomo di quasi 70 anni ha aperto il fuoco in rue d’Enghien, nella decima circoscrizione di Parigi: il centro culturale dedicato al cantante Ahmet Kaya è considerato un’ambasciata “informale”, dato che il popolo curdo è il più numeroso al Mondo senza una nazione “ufficiale”, e dove si tengono diverse attività tra cui il supporto per le pratiche burocratiche di chi migra.

Diversi colpi di pistola sono stati esplosi uccidendo un’attivista, un cantante (anche la persona a cui è intitolato il centro lo era) e un altro attivista e rifugiato che si trovavano nel centro. Una delle vittime ha provato a rifugiarsi, invano, in un ristorante di fronte. Almeno quattro sono i feriti gravi. Per fortuna alcuni astanti in un parrucchiere, dove sarebbero stati esplosi altri colpi, sono riusciti a disarmarlo: l’esito  poteva essere ancora più tragico dato che era in possesso di altre munizioni calibro 45 custodite in una valigia. Pare che la Colt 1911 usata, dall’aspetto consumato,  provenga da un poligono di tiro.

In queste ore continuano le manifestazioni di protesta e gli scontri con la polizia a Parigi e Marsiglia, iniziate dopo che le forze dell’ordine hanno bloccato l’accesso alla zona durante la contestuale visita del ministro Gérald Darmanin: nelle immagini diffuse si notano diversi appartenenti al servizio d’ordine “interno” alle manifestazioni che cercano di placare gli animi. Alcuni agenti di polizia risultano feriti. L’istanza dei manifestanti è quella della mancata, o perlomeno insufficiente, difesa della comunità curda: in questi giorni continua l’attacco turco alla regione del Nord-Est della Siria (nota come Rojava), insieme al contestuale embargo mediatico” sulla vicenda e agli attacchi interni alla Turchia contro gli oppositori in preparazione per le prossime elezioni




 

L’IDENTITÀ  DELL’ATTENTATORE E I PRECEDENTI PER VIOLENZE A SFONDO RAZZISTA

All’interrogatorio l’attentatore, William Malet, avrebbe dichiarato di essere razzista e di odiare i curdi, e per questo avrebbe perpetrato il vile atto. Stando a quanto riportano le cronache già nel 2016 l’uomo si ribellò a un furto colpendo il ladro con un martello. Quel processo pare che si sia "arenato", ma l’8 Dicembre del 2021 aveva messo a segno un altro attacco contro un campo-tendopoli per migranti a Bercy, ferendo almeno due persone gravemente con una sciabola e lacerando alcune delle circa venti tende, popolate principalmente da rifugiati africani che non sono riusciti a procurarsi un alloggio.

Una delle vittime di quel precedente attacco, ferita con la spada alla schiena e alla gamba e di nome Osman, ha espresso una timorosa sorpresa nel rivederlo sui media: <<come è possibile che sia fuori?! Se lo avessi saputo avrei avuto paura di ritorsioni>> ha dichiarato in un’intervista.

23.12.22

L’EDITORIA ANARCHICA E LIBERTARIA IN ITALIA

DAGLI ANARCO-CAPITALISTI ALL’UTOPIA LIBERTARIA E DEMOCRATICA

Per la rubrica Esami Infiniti pubblichiamo la parte conclusiva di una tesi dedicata all’editoria anarchica e libertaria in Italia, intitolata per l’appunto: “L’editoria libertaria italiana: dalla frammentazione della galassia anarchica all’omologazione insurrezionale”.



Nella prima parte di questo quinto capitolo si parla di quello che molti (incluso chi scrive) considerano un “corpo esterno” nel mondo libertario: ci riferiamo agli pseudo-libertari definibili “anarchici di destra” (anarco-capitalisti, libertariani, anarco-fascisti) italiani; nel paragrafo successivo si trova una stringata rassegna di produzioni mediali –diverse da quelle “a stampa” cartacee e digitali- concernenti l’anarchismo italiano, oltre a un cenno brevissimo al mondo dei “fediversi”, sicuramente più decentrati (se non anche libertari) dei principali social-network; nel terzo è ultimo paragrafo si trovano delle considerazioni personali sulla “continuità” tra democrazia in senso lato (e pure in senso “liberale” più ristretto) e anarchismo, espresse seguendo la logica che è anche parte della linea editoriale di FanRivista, che prevede il manifestare le convinzioni di chi scrive e così facendo (e cioè "schierandosi") anelare all’obiettività essendo più “trasparenti” verso chi legge.

 

NELLE PRECEDENTI “PUNTATE”, OSSIA NEI QUATTRO CAPITOLI PRECEDENTI DELLA TESI, SI ERA PARLATO DI:

1) Anarchismo, terrorismo e storia del movimento anarchico in Italia, connessa a quella "mediatica"

2) Case editrici “libertarianeggianti” più tradizionali e più informali

3) Periodici, aperiodici storici e “zine” contemporanee (in questo capitolo abbiamo parlato anche di Sacco e Vanzetti, a cui abbiamo dedicato anche un ricordo “non agiografico” nell’anniversario della loro barbara esecuzione)

4) Piattaforme online e siti libertari autogestiti. Il capitolo è corredato da una sitografia che, per ovvie ragioni, non è esaustiva e potenzialmente aggiornabile ma che può rappresentare un punto di partenza per chi volesse cominciare a “mappare” le produzioni online anarchicheggianti, in continuità cronologica e storiografica con un “lavoraccio” affine iniziato da Leonardo Bettini, che censì svariati periodici e numeri unici (di questo lavoro se ne parla ovviamente nel capitolo precedente).

5) Conclusione
5.1) Il partito dei Radicali e la “vera destra” libertariana

In questa tesi si è fatto riferimento, partendo dalle tripartizioni proposte da Sacchetti, a un’ipotetica “sinistra” e alla rispettiva “destra culturale” del movimento anarchico. In realtà esistono dei libertari che si definiscono “di destra” nel senso propriamente detto, da quelli che credono in un mercato assolutamente libero che si regola da sé e che la totale deregulation sia in grado di normare anche i rapporti tra gli individui, fino a chi si dichiara anarco-fascista o anarco-nazionalista[1]. Come si sarà notato leggendo la parte di questa tesi dedicata al web, il resto del movimento anarchico tendenzialmente non considera tali i libertari “di destra”, definendoli “pseudo-anarchici”. Comunque, prima di avviarmi alla conclusione di questo elaborato che si sforza di descrivere e mappare tutte le componenti editoriali libertarie e anarchiche (componenti anche “ipotetiche” dal punto di vista teorico secondo alcuni), ho ritenuto necessario menzionarli.

Espressioni editoriali della corrente “anarco-capitalista” sono le case editrici “Liberilibri” (maceratese e guidata da Aldo Canovari e Carlo Cingolani) e “Leonado Facco Editore” (ex leghista, fondatore delle riviste “Il Miglio Verde” ed “Enclave” e del “Movimento Libertario”). La rivista “capostipite” del movimento in Italia è stata “Claustrofobia”, pubblicata tra il 1978 e il 1979.

Un altro soggetto politico considerato “sedicente libertario”[2] è il Partito Radicale, che avrebbe anche <<sdoganato, nel linguaggio comune della politica, il termine “libertario”>>[3]. Oltre alla nota “Radio radicale” è da ricordare anche la vicenda di “Stampa Alternativa” di Marcello Baraghini, noto soprattutto per il fenomeno editoriale dei “Millelire”[4].

5.2) Dagli archivi a “Mastodon” passando per documentari e fogli volanti